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giovedì 26 febbraio 2015

La Torre della Rondine di Andrzej Sapkowski - Libri Fantasy n.23

DETTAGLI
Titolo: La torre della Rondine
Titolo originale: Wieża Jaskółki
Autore: Andrzej Sapkowski
Anno: 2015
Editore: Nord
Copertina: Gabriele Sina

DOVE COMPRARLO A BUON PREZZO



SECONDA DI COPERTINA
Nella notte dell'Equinozio d autunno, una tempesta infernale si abbatte su Ellander. All'improvviso, alcune nuvole nere assumono la forma di guerrieri a cavallo e sorvolano con gran strepito il tempio della dea Melitele. La maga Triss Merigold non ha dubbi: è la Caccia Selvaggia narrata dalle leggende, portatrice di morte e di sventura. Qualcuno a lei molto caro è caduto vittima di un sortilegio o di un'imboscata. Non c'è un attimo da perdere: deve avvisare Geralt di Rivia... Tre giorni dopo, durante una battuta di caccia nelle paludi, Vysogota di Corvo trova una fanciulla priva di sensi e gravemente ferita. Senza esitare, il vecchio eremita la porta in casa e le presta le prime cure. Tra i deliri indotti dalla febbre, la ragazza rivela di essere sfuggita per miracolo a un manipolo di soldati di Nilfgaard, gli stessi uomini che ancora le stanno dando la caccia per ucciderla. E allora l'eremita capisce: lei è la principessa Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, colei che, secondo la profezia, causerà il crollo dell'impero e riporterà la pace tra i popoli della terra. La giovane ha bisogno di protezione. E c'è solo una persona che possa aiutarla a compiere il suo destino: Geralt di Rivia...

QUARTA DI COPERTINA
Gettò il sacco a terra e si avvicinò con prudenza.
Nella buca lasciata da un albero abbattuto,
giaceva il corpo di un ragazzo sui quindici anni.
Vysigota si chinò e, in quell'istante, udì un gemito.
L'eremita girò con cautela il ferito,
che cominciò a tremare. «Una fanciulla...»
Non poteva credere a quello che vedeva.
«E' una fanciulla.»

DESCRIZIONE
E così quella che un tempo era stata la bambina-sorpresa e che ormai è una strighetta non meno soprendente avrà occasione di sorprendere il suo erudito salvatore prima riprendendosi e quindi raccontandogli le complesse vicende che l'hanno portata a dover beneficiare delle sue cure. E l'inizio della fine era stato in una stazione di posta, dove il mercante e informatore dei ratti Hotsporn aveva informato la banda che Bonhart, il noto e temuto cacciatore di taglie, non solo era sulle loro tracce, ma anche vicino, a Gelosia. Ma la notizia che più aveva colpito, e spinto all'azione, Falka era stata l'imminente amnistia che l'imperatore di Nilfgaard stava per offrire, in segno di benevolenza, in occasione delle sue nozze con Cirilla di Cintra. Ella aveva abbandonato i Ratti solo per tornare sui suoi passi troppo tardi e facendo della loro fine anche la sua, o forse peggio.
Nel mentre Geralt di Rivia e i suoi compagni, archiviata furtivamente la parentesi che li aveva visti alle dipendenze della regina di Lyria (e Rivia) Meve, si rimettono in viaggio per cercare di raggiungere Caed Dhu per chiedere l'aiuto dei Druidi. Ma qualcuno trama contro di loro e anche il destino non renderà semplice raggiungere la loro meta.
Le cose non sono andate troppo bene nemmeno per Yennefer di Vengerberg, che ripescata, nel vero senso del termine, nei pressi delle isole Skellige non perderà tempo a imbastire tutte le trame possibili per aiutare la sua protetta Ciri e contrastare il mago traditore Vilgefortz, principale responsabile del massacro di Thanedd, di cui tutti sono convinti lei sia complice.

PRO
  • Per proporre le vicende di Ciri, Geralt e Yennefer l'autore in questo suo quarto libro opta per una sorta di racconto corale a cui partecipano numerosi personaggi sotto diverse forme di narrazione. Grazie a questi vari e differenti punti di vista la vicenda si dipana in modo ben più dettagliato e avvincente di quanto non sarebbe stato affidandola al punto di vista di un unico personaggio.
    Il punto di vista mutevole giova alla trama: + 8
  • Grazie alle cronache di Ranuncolo e alla soluzione narrativa che propone la trama come racconto di Ciri a Vysigota di Corvo, l'autore può effettuare una efficacissima ricapitolazione, tanto che sarebbe quasi possibile cominciare a leggere la saga da questo racconto.
    Gli episodi precedenti vengono riassunti in modo coinciso ma efficace e piacevole: + 4
  • Sebbene tornino decisamente in secondo piano, le vicende che riguardano Geralt sono dense d'azione, novità di rilievo e sorprese che spezzano quel senso di immobilità che aveva permeato il precedente volume.
    Il cammino dello strigo sembra finalmente riprendere: + 6
  • Già nei precedenti romanzi Sapkowski aveva brillato per la sua capacità di rendere veri anche i personaggi secondari. Ora che sono per buona parte questi a portare avanti la trama alcuni di essi tra i principali vengono approfonditi e possiamo finalmente vederne il loro punto di vista sulle vicende e conoscere dettagli finora oscuri.
    Il cast si allarga e vestire oltre ai bellissimi vecchi anche nuovi panni è un piacere: + 15
  • Dopo tanta segretezza e reticenza l'autore svela, anche se solo in parte, molte trame. E a differenza di quanto era successo col Sangue antico, non si resta delusi.
    Finalmente cadono molti veli: + 10

CONTRO
  • Dopo la parentesi iniziale le vicende di Ciri, Geralt e Yennefer si alternano e per esporle si susseguono un notevole numero di differenti punti di vista e in più occasioni il passaggio tra l'uno e l'altro o tra una filo della trama e il successivo è molto improvviso.
    Il punto di vista è troppo mutevole e capita di trovarsi spaesati: - 4
  • Dopo che era stato dato così tanto spazio ai Ratti nel precedente volume vederne conclusa la storia in una pagina dà un po' l'idea che in precedenza si sia sprecato tempo e spazio.
    I Ratti hanno mangiato uno spazio senza poi finire col meritarlo: - 5
  • La missione a Lan Exter di Dijkstra è una lunghissima, ed allo stato attuale della trama incomprensibile, parentesi nella storia, che ricorda spiacevolmente i noiosi discorsi tra reali dei volumi precedenti.
    Trentacinque interminabili pagine di storia e politica dallo scopo oscuro: - 3
  • Per numerose volte durante il racconto di Ciri l'autore ipotizza l'avvicinamento di un qualche estraneo alla solitaria casupola dell'eremita lasciando intendere che quella ripetizione porterà ad una qualche sorpresa, ma invece alla fine si resta delusi.
    "Ma nessuno poteva vederlo" e appunto è così che va: - 3
  • E alla fine finisce che tutti sono arrivati da qualche parte: chi vittorioso, chi sconfitto, chi un po' e un po'. Per ciascuno l'autore riesce a trovare un punto fermo della storia, ma si rimane comunque un po' sospesi aspettando il volume conclusivo della saga.
    Nonostante la storia di ciascuno si arresti ad un punto ben chiaro un lieve senso di sospeso resta: - 4

PUNTEGGIO FINALE + 24
Con La Torre della Rondine la Saga di Geralt riparte, o si potrebbe dire parte visto quanto poco sembrava essere avanzata la trama nel precedente Battesimo del Fuoco, alla grande. Ma anche se ormai la parte del leone, o meglio della Leoncina nella storia la fa Ciri, la presenza di Geralt non viene relegata ad una mera comparsata, tutt'altro! Le vicende di entrambi sono (finalmente) dense di novità e foriere di cambiamenti. Dopo aver intessuto in modo quasi interminabile Sapkowski alla fine tira le fila e la sua trama è in buona parte svelata e non se ne può che apprezzare la qualità.
Peccato per il punto di vista a tratti eccessivamente ballerino, che pur riuscendo ad arricchire la storia con dettagli che sarebbe stato difficile proporre altrimenti può causare qualche difficoltà nel seguire con chiarezza la progressione degli accadimenti.
A parte qualche piccola parentesi quasi didattica (e che sa un po' di contentino alle capacità di controllo della neonata Loggia delle Maghe) questo quarto libro della saga è come un'onda di un mare agitato che arrivata ormai nei pressi della riva cresce fino a diventare imponente ma, proprio nel momento in cui questa raggiunge l'apice ed è in procinto di calare sulla spiaggia con l'aria di poterla spazzare fino a dove tutte le altre non erano mai arrivate le pagine si esauriscono. Il panorama però è mozzafiato e si chiude il libro soddisfatti ma impazienti di leggere il seguito.


SPUNTI CHE SARANNO PROBABILMENTE TRATTATI
Professioni/Razze intelligenti: Strigo/Witcher, Ratto, Pescatrice delle isole Skellige, Raccoglitore di miele, Cavaliere errante.
Animali/Mostri: Caccia selvaggia, Burdalak, Nasifoglia, Endriaga, Lesny, Battiroccia, Barbegazi, Echinops, Vespertilio, Beann'shie, Mostro-quercia, Borowik, Ondina, Noctua, Wicht, Lupo di ferro.
Oggetti/Magia: Fisstech, Bracciale magico del richiamo, Minibastarda, Sabberra Zerrikaniana, Taldaga elfica, Gwyhyr, Gabriel, Cappello dell'invisibilità, Xenofono, Orion.

mercoledì 9 aprile 2014

Il Battesimo del Fuoco di Andrzej Sapkowski - Libri Fantasy n.20

DETTAGLI
Titolo: Il battesimo del fuoco
Titolo originale: Chrzest Ognia
Autore: Andrzej Sapkowski
Anno: 2014
Editore: Nord
Copertina: Gabriele Sina

DOVE COMPRARLO A BUON PREZZO


SECONDA DI COPERTINA
Geralt di Rivia ha fallito. Durante la rivolta scoppiata sull'isola di Thanedd, non è riuscito a portare in salvo Ciri, l'ultima erede al trono di Cintra, e ora la principessa è scomparsa. La sua unica speranza di ritrovarla è affidarsi a Milva, la più abile spia delle driadi. E Milva non lo delude: scopre che Ciri è prigioniera dell'imperatore Emhyr var Emreis e si offre di guidare lo strigo fino alla capitale di Nilfgaard. Benché sia ancora debole a causa delle ferite riportate, Geralt lascia la sicurezza dei boschi di Brokilon e si mette in viaggio con Milva, ma bastano pochi giorni di cammino per rendersi conto che raggiungere il palazzo imperiale è un'impresa quasi impossibile: ovunque infuriano violente battaglie tra le truppe di Nilfgaard e gli eserciti dei regni del Nord; le strade sono pattugliate giorno e notte da ronde di soldati, mentre i villaggi sono lasciati alla mercé dei gruppi di elfi ribelli. Lo strigo e la driade sono quindi costretti a tagliare per la foresta, senza sapere che così facendo cadranno nella trappola preparata da una creatura che da tempo li segue nell'ombra, pronto a tutto pur di evitare che Geralt arrivi vivo a Nilfgaard...

QUARTA DI COPERTINA
Milva si morse le labbra. «A breve partirò da Brokilon. Sarò di ritorno entro dieci giorni.
A costo di smuovere il cielo e la terra, scoprirò tutto. Se qualcuno ha notizie di Ciri, te le riferirò.»
Geralt la ringraziò. «Sii cauta, ti prego. Quando fai delle domande, stai attenta a chi hai di fronte.»
«Non preoccuparti per me.»
«I tuoi informatori... Ti fidi di loro?»
«Io non mi fido di nessuno.»

DESCRIZIONE
Dopo essere a stento sopravvissuto allo scontro col mago Vilgefortz, Geralt di Rivia è riparato a Brokilon dove è stato curato e, per quanto possibile vista la gravità delle ferite inflittegli, è ormai convalescente.
Grazie a Milva, una abile spia e eccezionale arciera delle driadi lo strigo viene a sapere che Ciri è stata catturata dall'Imperatore di Nilfgaard e che probabilmente questi è in procinto di sposarla per rivendicare così con ancora maggior diritto le terre che il suo esercito sta già rapidamente conquistando con la forza delle armi.
Geralt è più che determinato a strappare la sua protetta dalle grinfie dell'Imperatore e quindi senza ascoltare nessuna delle tante logiche obiezioni a questa folle intenzione abbandona il bosco delle driadi, diretto verso Nilfgaard. Lo accompagnano, seppur reticenti e tentando continuamente di proporre argomentazioni credibili per spingerlo a rinunciare, il suo amico e poeta Ranuncolo e la stessa Maeva, che dopo averli salvati con le sue frecce letali durante un incontro/scontro imprevisto con dei cavalieri di Nilfgaard si unisce al duo errante.
Il loro viaggio però risulta subito complicato dal più ostile degli eventi che l'uomo possa, se non controllare, di certo provocare: la guerra. Nemici delle truppe dell'imperatore e malvisti dai suoi stessi nemici, Geralt e i suoi compagni si dovranno dare non poco da fare per evitare incontri con le forze in armi, i cui numeri preponderanti sono troppo anche per uno strigo nel pieno delle sue forze, quindi figurarsi per uno convalescente, anche se, come viene confermato alla fine, il suo nome è definitivamente Geralt di Rivia.
Mentre lo strigo e i suoi seguono cammini tortuosi, alcune maghe sopravvissute al terribile massacro dell'isola di Thanedd gettano le basi per creare un nuovo organo direttivo indipendente dai poteri temporali dei regnanti, una loggia di sole donne dove una sedia vuota attende impaziente la fanciulla di Sangue Antico.

PRO
  • L'autore affina ancor di più in questo suo terzo libro della saga la maestria già notevole che ha nel rendere vivi e reali i personaggi, che offrono al lettore il loro punto di vista, basato su conoscenze e modi di pensare architettati in modo così meticoloso e vero da farli balzare fuori dalle pagine vivi come persone reali, indifferentemente dalla centralità del loro ruolo.
    Protagonisti e personaggi di contorno vivi, reali e motivati: + 14
  • Dopo essere stato un po' messo in secondo piano ne il Tempo della Guerra, Geralt torna a essere pienamente protagonista in questo romanzo, anche se l'autore durante la narrazione sfrutta sapientemente l'effetto gruppo cambiando di tanto in tanto il personaggio dal cui punto di vista seguiamo le vicende dello strigo.
    Piacevole nuovo focus sulle vicende dello strigo: + 5
  • Il viaggio proposto dal racconto è per i protagonisti oltre a un cammino esteriore anche uno interiore, che grazie anche alle avversità e alla cupa aura di morte della guerra, li matura e li cambia, Geralt in testa.
    Essendo i personaggi già così realistici è piacevole vederli maturare ulteriormente: +6
  • Combattimenti, fughe, battaglie e anche qualche mostro rendono ancor più piccante un libro che già si centra su un viaggio avventuroso e denso di pericoli e Geralt, a dispetto del suo essere convalescente, è ancora un combattente di tutto rispetto.
    Un racconto con molta d'azione, combattimenti e incontri con creature soprannaturali: + 7
  • L'autore riesce a proporci in modo non pesante o tedioso una innumerevole quantità di informazioni sui vampiri, proponendone una concezione originale e a tratti quasi divertente, senza intaccare la meritata pericolosità delle creature.
    I vampiri di Sapkowski sono strani ma interessanti: + 4
  • A differenza dei romanzi precedenti in questo l'autore non centellina le informazioni, anzi pare darne in modo più che consistente e persino chiarire eventi accaduti nei volumi pregressi. Occasionalmente quelli che possono parere infodump, risulteranno essere interessanti indizi che Sapkowski ci offre per farci capire qualcosa, come nel caso di Regis.
    Molte cose vengono chiarite e spiegate nel dettaglio e finalmente il lettore ha impressione di saperne di più dei protagonisti: + 3

CONTRO
  • Nel corso del romanzo l'autore cambia più volte il modo in cui la trama viene narrata. Se i flashback iniziali sono azzeccati e non danno alcuna noia la scelta di riassumere parte della storia mettendosi nei panni di un anziano cantastorie che sta intrattenendo dei ragazzini e quindi di anticipare il risultato negativo di alcuni eventi prima di narrarli, un po' come era accaduto con lo scontro con Vilgefortz ma stavolta relativamente a un segmento narrativo molto più consistente, mi sono risultate fastidiose e spiacevoli. Perché tediarci per pagine e pagine con le faccende della loggia per poi riassumere eventi che riguardano Ciri e Yennefer in poche righe? Non era meglio scrivere un altre cinquantina di pagine e narrare anche quelli come si deve?
    Scelte narrative discutibili rovinano un po' la parte finale del romanzo: - 5
  • Il viaggio di Geralt e dei suoi compagni nei territori in guerra strabocca di luoghi comuni della guerra: massacri, profughi, pestilenza e sebbene questi facciano da sfondo alla maturazione psicologica dei protagonisti stavolta l'originalità di Sapkowski pare scomparire in questa critica aperta alla brutalità dei conflitti.
    L'autore non riesce a dare quel qualcosa in più al de-javu della guerra: - 4
  • Finalmente, dopo due volumi a sentir parlare del famigerato Sangue Antico scopriamo cosa sia e, personalmente, ne sono rimasto piuttosto deluso.
    Certo la magia è in gran parte inganno, ma l'origine del Sangue Antico resta deludente: - 3
  • Oltre alle vicende di Geralt il libro dà ampio spazio alla nascita della loggia delle maghe: pagine e pagine di dialoghi a più voci ed introduzioni delle maghe che aspirano a farne parte, che sono noiosi e nozionistici e talvolta divagano in lunghe spiegazioni astruse la cui utilità sfugge al lettore.
    La Loggia della noia poteva avere meno spazio e non sarebbe dispiaciuto: - 7
  • Arrivati alla fine del racconto, dopo quattrocento e passa pagine, si ha come l'impressione che non sia successo granché e che questo terzo libro sia una buona dose d'acqua messa nel pentolone per allungare il brodo: tra l'errare inconcludente di Geralt, la noia della loggia e pochi sprazzi a raccontare i trascorsi di Ciri e Yennefer pare che li libro si chiuda con ben poche novità rispetto a quando lo si era aperto.
    Troppa acqua in un comunque ottimo brodo fa abbassare ugualmente il livello di intrattenimento: - 8

PUNTEGGIO FINALE + 12
Il Battesimo del Fuoco è un libro scritto ottimamente e approfondisce personaggi che l'autore ha già descritto con mirabile realismo nei volumi precedenti. Ma se in questi il lettore veniva spinto a fare la massima attenzione alle informazioni che, centellinate sapientemente, lo tenevano sulla corda e alimentavano l'imprevedibilità della trama ora è proprio al contrario: la trama pare stagnare, e i protagonisti sembrano girare a vuoto come per dare l'occasione all'autore di farli maturare e proporre parte delle informazioni finora negate.
Perciò, nonostante il buon livello d'azione e il senso di continuo movimento si resta un po' delusi arrivando alla fine perché sembra che non sia cambiato nulla. Ciri e Geralt sono sempre lì e nonostante gli ultimi paragrafi annuncino un imminente pericolo questo è lasciato solo aleggiare in attesa del volume seguente.
Inoltre la corposa parte relativa alla Loggia delle maghe è oltremodo noiosa e si dilunga su argomenti di cui, allo stato delle cose, non si capisce l'utilità.
Il libro dà quindi fin troppo l'aria di essere un riempitivo e questo, accompagnato da scelte narrative a mio parere un po' sfortunate o forse vanitose, non gli permette di volare al livello del precedente, anche perché, a dispetto delle apparenze, Sapkowski non ha per nulla cambiato registro e continua a tessere la trama in modo furtivo e, come da alcuni sprazzi si vede in modo chiaro, ci sono delle macchinazioni di cui il lettore è tenuto quasi completamente, e a mio parere troppo, all'oscuro mentre prima almeno poteva averne qualche boccone per tener desto l'appetito. Stavolta invece si resta a pressoché a digiuno e, chiuso il libro, affamati di maggiori novità e un po' delusi.

SPUNTI CHE SARANNO PROBABILMENTE TRATTATI
Professioni/Razze intelligenti: Strigo/Witcher, Ratto, Havekar, Trabante, Vampiro superiore, Vurdalak, Alp, Katakan, Mula, Bruxa, Nosferat, Fleder, Ekimme.
Animali/Mostri: Ocelot, Testocchio, Granchioragno.
Oggetti/Magia: Correggiato ferrato, Mantello nanico, Zefhar, Pugnale da brigante, Sihill, Gwyhyr, Mandragora, Cappio del destino, Acquavite alla mandragora, Mandragora.

mercoledì 13 febbraio 2013

Il Tempo della Guerra di Andrzej Sapkowski - Libri Fantasy n.15

DETTAGLI
Titolo: Il tempo della guerra
Titolo originale: Czas pogardy
Autore: Andrzej Sapkowski
Anno: 2013
Editore: Nord
Copertina: Gabriele Sina

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SECONDA DI COPERTINA
Tre ombre cavalcano nella notte. Sono tre sicari, lanciati all'inseguimento della loro prossima vittima. Tuttavia non sanno di essere a loro volta seguiti da una creatura più forte e più resistente di qualsiasi essere umano: Geralt di Rivia, l'assassino di mostri. In circostanze normali, lo strigo non si sporcherebbe le mani per eliminare dei comuni criminali, ma stavolta è diverso. Perché quei tre sono stati assoldati per uccidere la principessa Ciri e, se ci riusciranno, il mondo intero sarà perduto: Ciri è la Fiamma di Cintra, la maga di cui parlano le profezie, l'unica forza in grado di contrastare i piani dell'imperatore di Nilfgaard - lo spietato conquistatore del Nord - e di riportare la pace tra i popoli della terra. Per questo è essenziale che Ciri arrivi sana e salva sull'isola di Thanedd, dove si stanno radunando tutti gli altri maghi. E Geralt è disposto a ogni sacrificio pur di proteggere il suo cammino. Però nessuno può immaginare che la principessa non sarà al sicuro nemmeno sull'isola. Sebbene sia difesa da incantesimi potentissimi, le spie di Nilfgaard sono infatti sbarcate persino in quel luogo isolato. E adesso sono in attesa, pronte a colpire...

QUARTA DI COPERTINA
«Stai in guardia, Geralt», lo ammonì Codringher.
«Smetti di cercare la principessa e nasconditi sulle montagne. Io studierò i manoscritti elfici; poi, quando avrò le informazioni di cui hai bisogno e conoscerò il nome del mago implicato in tutto ciò, ti contatterò.»
«Non posso aspettare. Lei è in pericolo», replicò, lo strigo.
«Allora siete entrambi condannati.»

DESCRIZIONE
Poche volte capita di leggere delle buone anteprime della trama sulle copertine dei libri. Questo è uno di quei casi, quindi a me non resta poi da aggiungere molto.
Il nostro anacronistico strigo, seppur convinto sostenitore della neutralità, anche per quel che riguarda il conflitto che va montando tra l'impero di Nilfgaard e i regni con esso confinanti, è comunque disposto a tutto pur di proteggere Ciri da chiunque le voglia fare del male eliminando con lei l'ultimo sangue reale di Cintra. Proteggendo lei poi Geralt ha anche la possibilità di difendere e frequentare nuovamente anche la maga Yennefer.
Ma proprio quando lo strigo par aver ricostruito quel elgame che per un mutante come lui, è ciò di più vicino a una famiglia arriverà dirompente e improvviso il tempo della guerra e lo strigo, circondato dal bianco e dal nero capirà troppo tardi l'errore di essere rimasto nel grigio intermedio tra i due.

PRO
  • La capacità di rendere vivi e reali i personaggi è da sempre uno dei punti di forza dei romanzi di Sapkowski: dal messaggero al segugio, al balivo, tutti coloro che dal proprio punto di vista narrano una parte anche brevissima della storia lo fanno mostrando tanto di sé da rendersi persone vere e farlo percepire al lettore.
    Il mondo di Sapkowski è vivo e reale tanto nei protagonisti che nelle comparse: + 12
  • L'autore è abilissimo a srotolare numerose matasse, mascherandone i fili nella trama della storia che scorre a lungo tranquilla e lineare per poi arrivare ad un crescendo inaspettato in cui tutti i fili sono tirati all'improvviso generando un clamoroso e concitato punto di svolta.
    Sapkowski maestro nel narrare senza svelare se non al punto giusto: + 10
  • Il tempo della guerra si riallaccia a il sangue degli elfi concludendo in modo più che soddisfacente tutto ciò che il primo romanzo aveva lasciato sospeso e regalando anche al lettore vari colpi di scena magistrali e rivelazioni tanto spontanee quanto inaspettate.
    I nodi vengono finalmente al pettine e la sensazione di sospeso svanisce con soddisfazione: + 8
  • Sapkowski dà ampio spazio alla magia, magnificandone i poteri ed il santuario di Thanedd dove antichi poteri e potenti illusioni tengono insieme una sorprendente struttura allestita ad accademia per giovani apprendisti maghi.
    Ci si compiace tanto della magnificenza di dettagli con cui Thanedd è descritta quanto della soluzione narrativa dell'autore che sa parlare di magia senza cadere in spiacevoli luoghi comuni: + 8

CONTRO
  • Sebbene non lo si capisca subito è Ciri più che Geralt la protagonista di questo secondo libro della saga. Anche se già dall'impostazione del primo libro della saga si capiva che Geralt non era più il protagonista incontrastato, come nei due libri precedenti che l'hanno introdotta, questa sua mancanza di centralità si fa ancora un po' sentire: - 4
  • Spiegare una guerra che interessa numerosi regni e varie forze in campo non è facile e, sebbene Sapkowski si sforzi di farlo nel modo più chiaro possibile, più di una volta ci si perde tra gli innumerevoli re, maghi ed altri potentati coinvolti.
    Troppi nomi e nemmeno una mappa o un appendice ad aiutare a raccapezzarsi: - 5
  • Pochi mostri e niente cacce al mostro.
    La mancanza di protagonismo di Geralt abbassa anche la quantità di "cose da strigo" che troviamo nel romanzo, anche se ad alzare la media ci pensano le avventure ci Ciri.
    Mostri e cose da strigo sono oramai solo dei brevi diversivi della trama: - 4

PUNTEGGIO FINALE + 25
Il tempo della guerra è un romanzo molto ben scritto e ancor meglio architettato, che sa sorprendere il lettore con un crescendo ed un climax di eccezionale portata circa a metà libro, preparato silenziosamente e sapientemente dall'autore nei precedenti capitoli.
Dopo questo punto di svolta però Sapkowski pare tornare a tessere la sua trama in silenzio, mostrando al lettore solo ciò che vuole fargli vedere, anche se in questa occasione non vi è più quel senso di sospeso che si respirava alla fine de il sangue degli elfi.
Nonostante il testimone di protagonista, o meglio principale narratore della storia, passi da Geralt a Ciri per gran parte del libro (le ultime 100 pagine sono tutte esclusivamente dedicate alla leoncina) il livello della narrazione e le capacità della giovane strighetta non fanno troppo rimpiangere la mancanza dell'imperturbabile strigo. Mancano però, quello si, i mostri e la caccia, ma sembra, anche alla luce di quanto letto nel primo libro e in questo, che nella saga la loro presenza sia meno rilevante.
Vi avviso che, se leggete questo romanzo solo per seguire le gesta di Geralt potreste restare un po' delusi dalla sua mancanza di centralità nella trama e persino sconcertati visto l'esito dello scontro tra lo strigo e Vilgefortz.
In ogni caso il tempo della guerra resta il più che eccellente seguito de il sangue degli elfi, di cui non solo soddisfa il senso di sospeso ma rilancia verso l'ignoto la trama di questa saga avvincente del cui arco questo libro è di certo uno delle pietre angolari.

SPUNTI CHE SARANNO CERTAMENTE TRATTATI
Professioni/Razze intelligenti: Strigo/Witcher, Ratto
Animali/Mostri: Mandigora, Viverna, Mostro dalle lunghe chele
Oggetti/Magia: Amuleto Mimetico, Glamarye, Lanterna Verde, Acquavite al caramello.

martedì 6 marzo 2012

Il Sangue degli Elfi - Libri Fantasy n.5

DETTAGLI
Titolo: Il sangue degli elfi
Titolo originale: Krev elfów
Autore: Andrzej Sapkowski
Anno: 2012
Editore: Nord
Copertina: Gabriele Sina

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SECONDA DI COPERTINA
Il regno di Cintra è caduto. Dopo quattro giorni d’assedio, le truppe di Nilfgaard irrompono nel castello e massacrano l’intera famiglia reale. La principessa Ciri è l’unica che riesce a fuggire ma, all’improvviso, un cavaliere nemico le si para davanti e avanza minaccioso, brandendo un pugnale insanguinato...
Ciri non ricorda cosa sia successo. Sa solo che ora è sana e salva, protetta dalla spada di Geralt di Rivia e dalle possenti mura di Kaer Morhen, la fortezza in cui si addestrano i giovani strighi, gli assassini di mostri. Anche Ciri vorrebbe diventare una di loro, così, se tornasse il cavaliere di Nilfgaard, lei non avrebbe più paura, anzi sarebbe pronta a combattere. Una sera, però, al termine di un’estenuante giornata di allenamento, la ragazza dimostra di possedere straordinarie capacità psichiche, così dirompenti da non lasciare adito a dubbi: è lei la Fiamma di Cintra di cui parlano le profezie, la forza che salverà i popoli del mondo dalla rovina. Il suo destino è quindi segnato: deve partire subito per Ellander, dove una maga le insegnerà a controllare quell’immenso potere. Tuttavia, durante il viaggio, Ciri e Geralt dovranno stare molto attenti. Perché un sicario è già sulle loro tracce, disposto a tutto pur di eliminare la Fiamma di Cintra e scatenare il caos...

QUARTA DI COPERTINA
All’improvviso, un dolore acuto immobilizzò il poeta: era prigioniero di un incantesimo.
Rience si avvicinò. «Tutti credono che la principessa Ciri sia morta, invece tu canti del suo incontro con quello strano personaggio… Geralt di Rivia. Dunque lei è ancora viva?»
«Non lo so! Ho sentito qualcosa qua e là, e il resto l’ho inventato!»
«Menti! È un anno che nessuno vede lo strigo Geralt. Per quale ragione è sparito? Dove nasconde la bambina?»
Il poeta strinse i denti per la rabbia e per la disperazione. Non voleva tradire Geralt, ma non aveva scelta.

DESCRIZIONE
Geralt di Rivia ha preso sotto la sua ala Ciri, la bambina-sorpresa di Cintra e dopo averla riscattata dalle driadi ed ora, in cerca di un luogo sicuro, l'ha portata a Kaer Morhen, un tempo roccaforte degli strighi ma ora solo una pallida ombra di ciò che era.
Lo strigo fa bene ad essere prudente e cercare l'aiuto dei suoi confratelli ed un luogo tranquillo e celato dove la piccola sia protetta: forze oscure e potenti la cercano per motivi diversi. Alcuni per il suo legame con la casa regnante di Cintra, altri perché la bambina pare celare un potere oscuro e incontrollabile, legato in qualche modo ad una antica profezia il cui tempo pare si stia avvicinando. Altri ancora per tutti e due.
Questo potere si dimostra tale da spingere Geralt a chiedere l'aiuto delle sue vecchie amiche Triss, Nenneke e Yennefer, per occuparsi, ciascuna in modo diverso, della piccola evitando che essa possa essere distrutta dal "dono" che possiede. Lui le starà lontano per proteggerla attirando su di sé i biechi emissari Nilfgaardiani pronti a tutto e non meno infidi agenti reali guidati dalla poco nobile ragion di stato dei loro datori di lavoro.

PRO

  • I personaggi narranti sono caratterizzati e descritti in modo meticoloso e tangibili, come se fossero persone vere, con aspettative, desideri e rimpianti e molti di essi sanno esprimere la consapevolezza che l'essere ciò che sono li ha portati a sacrificare parte di ciò che potevano essere.
    Protagonisti vivi e reali: + 10
  • Yennefer la maga e la giovane Ciri
    La psicologia di Ciri, il suo modo di pensare, di agire e di accettare con una ritrosia da vera bambina il suo complesso destino, così come l'incapacità di digerire e lasciarsi alle spalle gli eventi del passato ne fanno un un personaggio costruito in modo eccellente.
    Una Sorpresa architettata magistralmente: + 8
  • Nel romanzo i personaggi secondari e l'ambientazione si fondono in un tutt'uno creando uno sfondo vivido e pulsante per i protagonisti, ma sono così ben costruiti da conservare un senso di esistenza indipendentemente dall'essere toccati dalla storia, quasi come se l'autore potesse, qualora ne avesse voglia, traslare il racconto su di loro e farne i protagonisti di una storia diversa in cui essi si raccontano.
    Il vero punto di forza nel raccontare la storia: + 12
  • L'istruzione da striga prima e da maga poi che Ciri riceve viene descritta con dettagli che dimostrano quanto meticolosamente questi procedimenti siano stati architettati dall'autore.
    Altre descrizioni che rendono reali nozioni che potevano restare astratte: + 7


CONTRO


  • Si sente la mancanza dei mostri, dei combattimenti con avversari mostruosi e delle cacce che invece abbondavano nei romanzi seguenti.
    Poco lavoro da strigo: - 7
  • Geralt sebbene sia stato l'artefice del salvataggio di Ciri è qui un protagonista piuttosto defilato e il suo poco mostrare ciò che sa fare meglio e la sua proverbiale flemma minacciosa lo sminuisce non poco.
    Geralt sottotono: - 3
  • Ci sono degli intermezzi con protagonisti illustri (re, imperatori, maestri maghi) che sebbene spiegabili e accettabili a livello di trama non paiono dare mordente alla storia poiché non forniscono che impulsi prevedibili o mancano di andare a conclusioni utili al lettore.
    Bella la caratterizzazione ma inutilmente lunghi, meglio avere più storia dai protagonisti: - 3
  • La storia finisce senza finire. Resta tronca, con quasi tutti i fili della trama rimasti in sospeso a tre quarti o poco oltre metà del filato. Si percepisce che c'è stata una evoluzione degli eventi e una progressione nella storia, ma nessuno di questi o quella sembra arrivato ad un punto di svolta.
    Bene lasciare in sospeso ma si è esagerato: - 7


PUNTEGGIO FINALE + 17
In questo romanzo Sapkowski rende protagonista la storia di Ciri. Tutto ciò che la compone ne è funzione e agisce da comprimario o sfondo a questa. Ciò decentra molto il ruolo di Grealt che era stato protagonista indiscusso dei due prequel e riduce quasi a zero la presenza di mostri e cose da strigo nel romanzo e ciò può tanto piacere quanto non essere gradita al lettore abituato a trovarne ogni piè sospinto.
L'autore resta comunque maestro nella caratterizzazione, nel costruire rapporti veri e credibili tra i personaggi ed è abilissimo a presentare la complessità del mondo in cui si muovono Geralt e Ciri e come questo sia denso di forze e giochi di potere. Un mondo in cui i personaggi di cui non si narra compiono scelte non meno complesse ed influenti sulla storia di quelli di cui si parla nel romanzo.
Purtroppo però questi schemi non sono sufficientemente svelati al lettore lasciando la storia troppo in sospeso in un finale che non ha nulla di conclusivo rimandando in modo evidente ad una successiva trattazione.

SPUNTI CHE SARANNO CERTAMENTE TRATTATI
Professioni/Razze intelligenti: Strigo/Witcher.
Animali/Mostri: Ghul, Graveir, Aeshna
Oggetti/Magia: Pozione Gabbiano bianco, Pozione Gabbiano nero, Decotto degli Strighi, Segno Ard.
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