giovedì 13 settembre 2012

Le Avventure di Falcor lo Strigo - I - Caccia alla Strega - Parte II


Dungeon Master: Non fu difficile trovarlo. Stava a braccia conserte in un punto della sala poco illuminato a metà strada tra il focolare e il suo tavolo. Appena Falcor lo avvicinò l'uomo gli scoccò un sguardo da duro e gli chiese in modo spiccio: «Cosa vuoi?»

Falcor: Lo strigo rivolse il medesimo sguardo al tale, ma a differenza sua, quello di Falcor sembrava appartenergli non era solo una mimica facciale del momento. V'era qualcosa di intimidatorio che si celava dietro quel cappuccio color scuro. «Ho sentito che avete problemi con una strega, ciò corrisponde al vero?» A differenza di come si era comportato con la cameriera, questa volta non accennò nemmeno ad un sorriso.

L'uomo si spostò in un punto più appartato a ridosso del focolare e fece segno a Falcor di seguirlo
Dungeon Master: «Shhh! Parla piano altrimenti potrebbero pensare che è qui al villaggio e sarebbe come trovare una banda di grattapelle...»

L'uomo si spostò in un punto più appartato a ridosso del focolare e fece segno a Falcor di seguirlo.
«Sei libero di non crederci, ma c'è davvero: ha preso una delle bambine di mio cugino e due giorni fa sua moglie è piovuta a casa mia con gli altri due. Lui è rimasto perché ha le pecore lì... Non è un codardo - il tono lo sottolineò - ma la vecchia megera è una maga... lui l'ha solo intravista una volta grossa e obesa, con la pelle cadente e un naso adunco, ma le pecore sono scappate come se avessero visto un esercito di lupi e lui non è potuto andarle dietro... Ma perché ti interessa: sei un cacciatore di streghe? Non sarai mica un cavaliere del sacrificio?»

Falcor: sapeva che la successiva risposta non sarebbe probabilmente molto piaciuta all'uomo dinanzi a lui, ma sapeva, allo stesso modo, che si rendeva necessaria. Preferiva infatti mettere immediatamente le cose in chiaro, non perché era giusto farlo, ma perché almeno avrebbe evitato problemi come molto spesso gli era successo. «Sono uno strigo.» Queste furono le uniche tre sue parole, non dette ne con tono di vergogna, ne con tono di vanto. «La tua descrizione potrebbe o corrispondere ad una strega..oppure ad una vecchia megera che di male ha fatto solo l'invecchiare.» Parlava a bassa voce, addocchiando di tanto in tanto, l'interno della locanda, attento che nessuno rubasse il suo posto, o la sua zuppa.

Dungeon Master: L'uomo alzò un sopracciglio e lo guardò in modo quasi obliquo.
«Davvero? Allora potresti fare al caso suo... ma non credo possa pagarti più di qualche moneta d'argento per la testa di quella vecchiaccia... Io però ho un cavallo qui nelle stalle che è praticamente mio... non è uno stallone, ma non cerca nemmeno di staccarti la testa a morsi quando lo tieni per le briglie. Per avere di nuovo pace in casa sono disposto ad offrirtelo se fai il lavoro... Però dovresti parlare prima di tutto con mio cugino Orgaro. Domani però: magari potrei accompagnarti per un po' verso la fattoria. Non posso lasciare il mio posto qui per troppo sennò il padrone mi butta fuori» concluse facendo spallucce.

Falcor: Fissava l'uomo impassibilmente. Quasi fosse una firma del suo mestiere, lo strigo è cosi che si manifestava dinanzi alla maggior parte degli individui, come un un individuo dallo sguardo serio ed austero. Naturalmente cercava in tutti i modi di seguire il filo del discorso, parola dopo parola, ma, a causa del odiosa baraonda che fuoriusciva dalla locanda, si dovette avvicinare un poco di più. Infine, accertatosi che la guardia, per cosi dire, della locanda, avesse terminato di dar fiato alla bocca, gli rispose con tono gelido e distaccato..Un firma..in fondo, lui era uno strigo.  «Vada per il cavallo, ma accertatevi, onest'uomo, che le monete che mi darete non siano tagliate e limate troppo , siamo intesi?»  Si limitò a chiarire. Sapeva fin troppo bene quant'era diffusa l'abitudine di raccogliere la polvere argentea dalle stesse monete per fregare gli sciocchi.  «Dunque, adesso, se mi volete scusare..ho qualcosa di cui occuparmi..ci vediamo, Ugaro.»  Senza troppe cerimonie, si limitò ad un cenno di capo. La verità è che, già stava pregustando il momento in cui le sue labbra ed il suo corpo..avrebbe sfiorato quello della cameriera. La guardò, le abbozzò il suo miglior sorriso, ed infine, a lenti passi, avanzo in sua direzione.

Tastò quel che aveva in tasca e con un po' di stupore
sentì che si trattava di una chiave metallica con la testa
tonda piena e una dentatura piuttosto zigzagante


Dungeon Master: «Sarò qui domani mattina presto per accompagnarti...» gli disse il buttafuori.
La giovane cameriera quando furono vicini gli disse: «La vostra zuppa vi aspetta al tavolo... Passerò a vedere se vi serve Altro tra poco...»
senza farsene accorgere la ragazza gli infilò qualcosa in una delle tasche della giubba.

Falcor: Ormai le parole del buttafuori erano fin troppo lontane, coperte, come detto in precedenza, dal Caos della locanda. Falcor, dal canto suo, era per il momento distratto da qualcosa di ben più importante che il lavoro, era stanco, aveva fame, era giusto concedersi un pò di svago, anche per uno come lui, un mutante, una macchina creata con il semplice scopo di uccidere. Avanzò. Rimane piacevolmente sorpreso quando la cameriera gl mise in tasca qualcosa. Poteva già immaginare di che si trattasse, probabilmente un biglietto dove lo invitava ad appartarsi da qualche parte. Lo avrebbe letto al tavolo, non aveva fretta, non quella sera. Giunto nei pressi del legnoso tavolo, riposa la mano manca all'interno della tasca, mentre, con la destra, già portava alla bocca la minestra.

Dungeon Master: La zuppa era buona: densa e saporita e non bruciata o eccessivamente speziata per coprire ingredienti vecchi come a volte capitava. Anche se quel villaggio vedeva di certo un grosso volume di traffico e di conseguenza anche la locanda.
Tastò quel che aveva in tasca e con un po' di stupore sentì che si trattava di una chiave metallica con la testa tonda piena e una dentatura piuttosto zigzagante.

Falcor: Assaporando quel denso sapore, annui tra se e se. Era stanco ed affamato, anche zuppa di stivale probabilmente gli sarebbe sembrata la cosa più buona che v'era. Ma quella zuppa, densa e saporita, non era affatto niente male. La consumò tutta, portando infine alla labbra il coccio di ceramica, cosi da berla fino all'ultima goccia. Qualcosa di disgustoso forse a vedersi, e maledettamente maleducato..a lui poco importava, non erano ad una corte, avrebbe attirato più attenzioni facendo il contrario, molto probabilmente. Osservò le chiavi, si domandò cosa aprissero, in quel momento rammentò della stanza che aveva richiesto.

Dungeon Master: Mentre stava finendo il suo pasto la cameriera tornò. Alcuni tavoli iniziavano a svuotarsi. La tratta attraverso il passo era lunga e in pochi avevano voglia di fare tardi dopo averla affrontanta. Poche persone comuni ovviamente.
«La mia camera è al secondo piano. Devi entrare dalla porta sul retro però, la scala delle camere in fitto non ci arriva. Non toccare nulla: il padrone tiene conto di tutto e se la prenderà con me se manca qualcosa. Ti raggiungerò appena ho finito. Per la zuppa e il vino sono 5 soldi di rame in tutto.»

Falcor: Non abbassò lo sguardo, non lo faceva mai in nessuna occasione, non lo avrebbe fatto questa volta. Mosse la man dritta lungo la propria cintura di cuoio, alla quale, era legata tramite un fil di spago, una borsello. Con le proprie agili dita, per cui era decisamente famoso con le donne, lo slacciò, lo apri, e da esso estrasse sette monete di rame. Infine, richiudendo il tutto, allungò in braccio in direzione dalla bella cameriera, aggiungendo al gesto alcune parole. «Quelle due in più, sono la mancia. Siete un ottima cameriera. Sono soddisfatto del servizio» Si limitò a dire, con tono calmo e tranquillo, come di suo solito. Afferrandole con un fulmineo gesto la mano, con quel suo palmo coperto dal cuoioso guanto, le pose al suo interno quanto quant'ella aveva domandato, e qualcosa di più. Infine, stampandole un leggero bacio, sul dorso della stessa, si alzò. «State tranquilla, mia bella cameriera, tutto sarà lasciato cosi come era..Parola di strigo.» La fisso con i suoi occhi innaturali per qualche istante, rimanendo impassibile, ma poi, si lascio sfuggire un altro mezzosorriso.

A lungo si amarono invece e lo strigo soddisfò le voglie della donna
instancabilmente e senza contegno tanto da lasciarla sfinita...
Dungeon Master: La ragazza lo guardò un po' sorpresa per il pagamento generoso. «Grazie infinite cavaliere, vi auguro una notte dorata!» disse con tono normale.
«A più tardi» aggiunse quindi in un sussurro mentre gli fu a fianco per sparecchiare.
Falcor uscì dalla locanda, passando necessariamente vicino al buttafuori, che gli rinnovò l'appuntamento al mattino del giorno seguente. Costeggiò l'edificio fino a trovarne l'entrata posteriore che si trovava alla fine di una delle pareti laterali. La trovò aperta e si imbarcò in una stratta scalinata incassata tra due muri di pietra, notando che quello di destra era di costruzione certamente più recente. Si arrampicò fino al secondo piano, ignorando la porta che trovò all'altezza del primo.
sbucò in un corridoio stretto quanto le scale appena illuminato da una candela di sego su un portacandele schermato appeso alla parete di sinistra. In quella di destra si aprivano tre porte, tutte chiuse, ma la sua chiave era proprio quella della prima, così non ebbe da fare tentativi.
La stanza in cui entrò era una piccola soffitta con un giaciglio posto proprio di fronte alla porta, col soffitto inclinato a spiovere verso destra. Un piccolo abbaino era chiuso da una imposta e sulla parete di sinistra erano appese varie cibarie: catene di cipolle, pomodorini, salsicce e anche un paio di polli da spennare. A dispetto di tutto ciò l'odore dell'ambiente non era sgradevole.
Falcor si accomodò e attese la giovane cameriera. Non a lungo. A lungo si amarono invece e lo strigo soddisfò le voglie della donna instancabilmente e senza contegno alcuno tanto da lasciarla sfinita e trovarla ancora profondamente addormentata al mattino quando venne il momento di prepararsi ad incontrare il buttafuori.
Era piuttosto presto, ma quando entrò nella sala comune questa era già mezza vuota. Ugaro lo stava aspettando lì. Oltre alla clava che impugnava come se fosse un prolungamento del corpo aveva anche al fianco una spada corta.
«Andiamo?» domandò soltanto.

Falcor: La notte passata in compagnia di quella bella cameriera sarebbe stato senz'altro un motivo per ricordare quelle terre, da parte dello strigo. Sperava di non dimenticarsi il nome della donna, ma sapeva anche che, presto o tardi, sarebbe comunque stata sostituita da un altra, e poi da un altra ancora. Capitava sempre cosi, non aveva mai capito il metro di giudizio di una donna nel valutare un uomo, sopratutto si domandava cosa vi trovassero in un mutante, forse il gusto dell'avventura? Lasciando che per un momento le donne fossero in secondo piano, adesso, dopo essersi rivestito in fretta ed essere disceso dalle scale senza dar troppo nell'occhio, andò ad incontrarsi con quella tal guardia, Ugaro. Gli rivolge un lento cenno di capo..notò la sua spada corta..pensò che forse non sarebbe stata necessaria..probabilmente sarebbe bastata la sua.. Non commentò la cosa, non gli importava, doveva pensare al lavoro, non ad altro. «Fatemi strada Ugaro, e vediamo questa vecchia megera...Spero per voi che sia davvero una strega. Il cavallo, in qualsiasi caso, lo vorrò uguale...»

Per circa due ore camminarono verso ovest lasciandosi alle spalle la via carovaniera
e costeggiarono ora questa ora quella collina, con la mole titanica delle montagne
che incombeva alla loro sinistra.
Dungeon Master: «Tu falla fuori e sta sicuro che avrai il cavallo: perché dovrei cercare di imbrogliare un tipaccio come te? Col lavoro che faccio so riconoscere bene gli spacconi da quelli pericolosi. Ora andiamo...»
Per circa due ore camminarono verso ovest lasciandosi alle spalle la via carovaniera e costeggiarono ora questa ora quella collina, con la mole titanica delle montagne che incombeva alla loro sinistra.

Ad un certo punto Ugaro si inerpicò su una collina e arrivati in cima indicò la cima di quella seguente che doveva essere ad una buona mezz'ora di cammino di distanza.
«Nella valle oltre quella collina c'è la fattoria di mio cugino. Io non posso accompagnarti oltre, perché farei troppo tardi al lavoro. Lo riconoscerai facilmente, perché mi somiglia ma è più basso. Digli che ti ho mandato io e che moglie e figli stanno bene. Quando avrai fatto il lavoro per lui avrai da lui l'argento e qualcosa che mi farà capire che hai portato effettivamente a termine il lavoro. E' tutto chiaro?»

Falcor: Lo strigo durante tutto il viaggio si limitò al silenzio più assoluto, chiacchierando con l'uomo solo quand'egli domandava qualcosa..Le domande che più odiava erano quelle di carattere personale, e riguardo alla sua professione. I suoi occhi, quegli occhi tanto innaturali, scrutarono alcune volte Ugaro, cosi da memorizzarne l'immagine. Se suo cugino era identico a lui, adesso avrebbe potuto riconoscerlo. «Certo che è chiaro Ugaro, non sono un idiota. Vi auguro una buona giornata, a più tardi.» Se ci sarebbe stato un tardi, per Falcor era sempre un dubbio il futuro, molto più che per altri. Congedandosi dall'uomo, con un cenno di capo, si voltò, incamminandosi in direzione della fattoria del cugino.

NOTA: Quanto avete appena letto è la trascrizione di uno o più log di sessione, corretta per quanto riguarda i soli errori ortografici. Il personaggio di Falcor lo Strigo è interpretato da Darkerino.

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