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giovedì 5 dicembre 2013

Le Avventure di Izzy Spoon - III - Bandito nella Palude Antica - Parte IV

Izzy Spoon: Izzy guardò ancora il nano. Poi aprì lo zaino e ne tirò fuori qualcosa di piccolo, stringendolo con la sua mano: «Morire in battaglia...forse questo è il destino che spetta a quelli come noi. Molto bene Darin, accetto la tua offerta, saremo compagni di viaggio, finché il destino lo vorrà», detto questo gli si avvicinò. «Però, devi farmi una promessa: giura che non berrai più birra finché staremo insieme, se è stata la tua rovina l'essere ubriaco, allora questo ti chiedo, questo sarà il prezzo per venire con me.»

Dungeon Master: Il nano gli sorrise. «Non ce ne è abbastanza per farmi ubriacare in questo barilotto. Giurerei volentieri se avessi qualcosa su cui farlo, ma non ho né un onore né più un clan e - guardò la sorta di clava - nemmeno armi che siano decenti su cui farlo...»

Izzy Spoon: Izzy gli mostrò l'Obolo di Vagno che aveva estratto dallo zaino. «Giura su questa moneta», disse.

Dungeon Master: Il nano lo guardò per alcuni istanti a bocca aperta, poi, senza prenderla dalle mani di Izzy sfiorò la moneta con le sue e la baciò, poi disse: «Giuro che mai più un goccio di birra toccherà queste labbra finché io sarò al tuo fianco o tu non mi solleverai da questo giuramento.»
Poi prese il barilotto e chiese: «Davvero pensi che sia una brodaglia schifosa o lo hai detto solo per farmela bere?»

Obolo di Vagno
Izzy gli mostrò l'Obolo di Vagno che aveva estratto dallo zaino.
«Giura su questa moneta», disse. Il nano lo guardò per alcuni
istanti a bocca aperta, poi, senza prenderla dalle mani di Izzy
sfiorò la moneta con le sue e la baciò, poi disse: «Giuro che mai
più un goccio di birra toccherà queste labbra finché io sarò al
tuo fianco o tu non mi solleverai da questo giuramento.»
Izzy Spoon: «No Darin, lo penso davvero. E' amara, mi impasta la bocca e mi sento assetato il doppio dopo che l'ho bevuta. Ovviamente in vostra compagnia la bevo, non voglio certo essere irrispettoso verso una cosa di cui andate così fieri. Questo sarà il nostro primo segreto», e sorrise. «Voglio però dirti ancora una cosa», aggiunse tornando serio: «Se mai dovessi venir meno al tuo giuramento mentre siamo insieme, non voglio che tu me lo dica. Vattene, di notte, senza farti sentire, e lasciami il tappo di sughero preso dal barile da cui è sgorgata la birra che hai bevuto vicino al giaciglio, allora capirò.»

Dungeon Master: Il nano sorrise nel sentire il loro primo segreto e annuì gravemente ascoltando la parte relativa al giuramento.
«Il barilotto ci servirà comunque per l'acqua, io non ho che un paio di otri di pelle fatti da me. Se non hai nulla in contrario lo vuoterò qui fuori ora - indicò la terrazza - per suggellare il mio giuramento...»

Izzy Spoon: Izzy si avvicinò a lui e gli mise una mano sulla spalla: «Speravo davvero che lo facessi, vai pure», e gli sorrise con gli occhi.

Dungeon Master: Il nano si spostò, poi si affacciò guardingo dalla sporgenza, quindi stappò il barilotto e lo rovesciò verso l'esterno provocando un gorgoglio. Quindi lo scosse e lo ritirò che ne gocciolavano le ultime stille di birra.
Quando anche l'ultima goccia fu scesa lo tappò nuovamente.
«Domattina prima dell'alba andrò a riempirlo d'acqua a una fonte qui vicino. Non credo che tu voglia partire adesso che è quasi buio. Per arrivare al passo che porta alla Via delle Cenere ci vogliono almeno tre ore di buon cammino da qui...»

Izzy Spoon: «Sono d'accordo, inoltre oggi è stata un giornata così lunga...non ricordo nemmeno più quando è stata l'ultima volta che ho dormito», mentre diceva queste parole Izzy si rese conto che stava crollando dal sonno.

Dungeon Master: La caverna dove si trovava era ancora nella semi oscurità quando il nano lo svegliò. Era equipaggiato di tutto punto ma questo non toglieva l'aria improvvisata al suo equipaggiamento che lo faceva sembrare come una specie di accattone ingobbito. «Dobbiamo muoverci! E' quasi l'alba!» lo esortò il nano

Izzy Spoon: Izzy si svegliò in uno stato pietoso: aveva dormito malissimo e non si sentiva per niente riposato. Si afferrò il mento e diede uno strattone alla testa verso destra: un sonoro crac accompagnò il movimento. «Dov'è il Sole?», chiese Izzy.

Dungeon Master: «La sua luce entrerà presto da là...» il nano indicò l'apertura che conduceva alla terrazza naturale. «Da quando la mia gente non manda più spedizioni verso Coda del Drago e Città del Faro dal nostro insediamento questa zona è pericolosa... meglio che ci allontaniamo il più possibile mentre il sole è alto...»

Izzy Spoon: Izzy assentì col capo. Raccolse in fretta le sue cose e fece cenno al suo compagno di precederlo. Si chiedeva se avrebbero incontrato altri problemi durante la strada.

Dungeon Master: Non ebbero bisogno di arrivare alla strada per averne. Appena scesi dalla cengia d'accesso alla caverna dove avevano passato la notte si trovarono faccia a faccia con un enorme formica, lunga quasi 8 piedi, di un colore a metà tra il violaceo e il metallico che aveva tra le fauci un pezzo di roccia che odorava di birra. Ma appena li sentì arrivare si drizzò verso di loro e prese ad avanzare.
«Per il Martello di Vagno!» disse il nano.

Izzy Spoon: Izzy spalancò gli occhi, la mano che scivolava lentamente vero l'alabarda: «Darin... cos'è questo essere? Possiamo fuggire?»

Dungeon Master: Il nano impugnava già saldamente la sua specie di clava-ascia.
«Non hai mai visto una formica? Possiamo provare ad allontanarci, ma dovremo fare un lungo giro e temo che anche lui preferisca assaggiare noi rispetto alla birra nanica. Che vuoi fare?»

Izzy Spoon: Izzy si morse il labbro, guardando la formica: «Al mio tre proviamo a dividerci, correndo nelle direzioni opposte, e vediamo che fa. Il primo che riesce ad arrivarle dietro le taglia le gambe.»

Dungeon Master: «D'accordo!» disse solo Darin restando pronto a scattare.

Izzy Spoon: Izzy prese un bel respiro, sperando che la formica fosse almeno un po' brilla: «Tre!», esclamò Izzy senza preavviso, scattando al lato destro della formica.

Formica Gigante
Appena scesi dalla cengia d'accesso alla caverna dove avevano
passato la notte si trovarono faccia a faccia con un enorme
formica, lunga quasi 8 piedi, di un colore a metà tra il
violaceo e il metallico che aveva tra le fauci un pezzo di
roccia che odorava di birra. Ma appena li sentì arrivare si
drizzò verso di loro e prese ad avanzare.
Dungeon Master: Il nano invece si mosse a sinistra allargandosi molto verso l'interno della vallata. La formica stette immobile un attimo poi si mosse veloce all'inseguimento di Darin.

Izzy Spoon: “Merda, va da Darin...”, pensò Izzy. Aveva sperato che inseguisse lui, essendo partito per primo. “Devo attenermi al piano.” Rientrò, portandosi dietro alla formica e sollevò l'alabarda, sfruttando lo slancio, pronto a colpire.

Dungeon Master: La formica sembrò non notarlo e le costò caro: Izzy la colpì al dorso con la sua alabarda. Il carapace dell'insetto però era duro come una vera corazza e il colpo fu in parte attutito da questo anche se l'arma affondò ugualmente nel corpo della creatura.
Questa ruotò rapida su sé stessa girandosi per affrontare Izzy e si sporse verso di lui per morderlo.

Izzy Spoon: Izzy lo notò e si protese indietro, ponendo l'alabarda fra lui e le zanne della bestia. «Darin! Adesso!», strillò.

Dungeon Master: Il giovane scansò la formica mentre questa si allungava per morderlo e le assestò un altro affondo con l'alabarda. Il corpo della creatura vibrò anche quando alle sue spalle Darin le assestò una violenta randellata.
L'insetto gigante però non si voltò per affrontare il nano ma cercò di incalzare Izzy.

Izzy Spoon: Il ragazzo non si scompose, la formica era più lenta e prevedibile del previsto e con Darin che la infastidiva dall'altra parte lo scontro per ora era gestibile. Si scansò ancora dalle fauci della formica e le assestò un colpo al carapace. La durezza della corazza fece vibrare le braccia di Izzy. «Dannazione, la mia alabarda perderà il filo continuando così. E questo maledetto insetto non accenna a cadere...Darin! Cerca di tagliarli la gamba, non possiamo continuare ancora per molto», poi si allontanò ancora dalla formica pronto a ricevere il prossimo attacco.

Dungeon Master: Il mostro però del tutto inaspettatamente stramazzò al suolo.
Darin, la cui arma era inzuppata fino a metà dell'icore giallastro dell'insetto ne aggirò il cadavere avvicinandosi a Izzy. «Sei tutto intero?» domandò con aria genuinamente preoccupata.

Izzy Spoon: «Si, grazie. Dopotutto era lenta. Grazie per averla distratta» e rinfoderò l'alabarda. «Rimettiamoci in marcia, abbiamo perso fin troppo tempo.»

giovedì 28 novembre 2013

Le Avventure di Izzy Spoon - III - Bandito nella Palude Antica - Parte III

Dungeon Master: «Io sono Darin...» si bloccò un attimo come se stesse per aggiungere qualcosa. «Solo Darin il bandito finché non mi sarò accettato di nuovo nel clan... Ti servono le loro armi?»

Izzy Spoon: Izzy mostrò al nano le proprie: «Sono a posto. A proposito grazie per avermi aiutato». E indicò il barilotto: «E' tuo se lo desideri», e gli sorrise

Dungeon Master: Il nano fece un’espressione strana, poi lo guardò accigliato per un momento come se si stesse concentrando a carpire le sue emozioni.
«Allora prenderò io le armi...» Frugò gli altri mettendosi qualcosa in tasca di tanto in tanto, poi raccolse le accette e la più integra delle spade corte. Tutto questo in pochi rapidi momenti, come se non fosse la prima volta che lo faceva. Quindi fece segno a Izzy di seguirlo e si infilò su per una stretta cengia appena visibile che costeggiava il fianco della montagna. Dopo essere arrivati ad una decina di passi dal suolo, arrivarono ad un arbusto spinoso che stava abbarbicato alla parete. Il nano lo spostò un po' conficcandoci dentro la sua arma per muoverlo e rivelò l'accesso ad una piccola grotta, non era poi così stretto, circa un passo di lato ma Izzy avrebbe dovuto curvarsi per entrare.

Izzy Spoon: Izzy guardò il nano per un secondo, poi entrò, curvandosi più che poteva.

Dungeon Master: Il nano rimase immobile poi, una volta che il giovane fu passato, entrò a sua volta tirando al suo posto l'arbusto dall'interno.
La grotta continuava scomodamente bassa per alcuni passi prima di allargarsi in un ambiente vagamente circolare di un cinque sei passi di diametro. L'ambiente era illuminato da un'apertura sulla sinistra piuttosto ampia, quasi una piccola terrazza naturale, ma che doveva essere del tutto invisibile dal basso, visto che Izzy non la aveva notata prima.
In un angolo c'era un giaciglio di pelli e delle sacche cucite rozzamente. Qua e là c'erano pezzi di armi o di metallo e pietre che davano l'impressione di essere state smussate.
Il nano afferrò il giaciglio e lo stese al centro della grotta invitando Izzy a sedervisi sopra.

Izzy Spoon: Izzy si soffermò un secondo per osservare l'ambiente, che doveva essere la casa del nano. Decise di assecondarlo e si sedette.

Dungeon Master: «Purtroppo non ho granché da offrirti... quando mi hanno bandito sono stato allontanato senza nulla... ho dell'acqua e della carne affumicata però... e... e... e anche un paio di uova!»

...ma poi il nano prese il barilotto e lo posò vicino a dove si
era seduto e scavò da una delle sue sacche una pietra grigia che
era stava scavata fino a trasformarla in un bicchiere. Stappò il
barilotto e, tenendolo con la stessa cura che una nutrice avrebbe
riservato a un bambino, riempì con attenzione il bicchiere senza
sprecare nemmeno una goccia del prezioso liquido.
Izzy Spoon: Izzy era sorpreso dell'ospitalità che stava ricevendo, e la ammirava alla luce della vita umile che quel nano conduceva. Annuì compiaciuto e ringraziò il nano. «Da quanto non bevi della birra Darin?»

Dungeon Master: «Da... da... da... più di tre lune...» il nano chinò il capo come se non fosse in grado di guardarlo in faccia mentre lo diceva. «Davvero me ne daresti un po’?» chiese sempre senza guardarlo in viso.

Izzy Spoon: Izzy gli porse il barile: «E' tutta tua, Darin. Senza offesa, ma questa brodaglia non riesco proprio a berla», disse ridendo scherzosamente.

Dungeon Master: «Di-di-dici su-sul serio?» Per un momento lo guardò di nuovo con quel cipiglio indagatore e Izzy pensò che fosse sul punto di rifiutare, ma poi il nano prese il barilotto e lo posò vicino a dove si era seduto e scavò da una delle sue sacche una pietra grigia che era stava scavata fino a trasformarla in un bicchiere. Stappò il barilotto e, tenendolo con la stessa cura che una nutrice avrebbe riservato a un bambino, riempì con attenzione il bicchiere senza sprecare nemmeno una goccia del prezioso liquido. Ritappò il barilotto e si giro verso Izzy.
«Davvero posso berla?» gli chiese tenendo il rozzo bicchiere nella mano stesa davanti a sé quasi come se si aspettasse che lui gli dicesse di no e se lo riprendesse.

Izzy Spoon: «Come ho detto, Darin, è tua», rispose Izzy, accompagnando la frase con un gesto che lo invitava a bere.

Dungeon Master: Il nano annuì e bevve, lentamente, assaporando. Fu una scena bizzarra perché il suo viso esprimeva piacere, ma al contempo delle lacrime gli rigarono lentamente le guance.
Darin bevve il contenuto del bicchiere fino all'ultima goccia, poi tirò su col naso e si asciugò il viso con la manica.
«Buona» disse soltanto, ma era evidente che quel sapore tanto familiare lo aveva emozionato non poco.
«Mi spiace di poterti solo offrire dell'acqua... Ma... Puoi dirmi dove sei diretto?»

Izzy Spoon: «Uscito dai tunnel stavo seguendo la via della Cenere, poi sono stato attaccato da un mostro simile ad un rampicante, dopo averlo eliminato, mi sono perso cercando nuovamente il sentiero. E' allora che ho incontrato quei goblin e poi te.»

Dungeon Master: «Sei diretto verso la Via della Cenere? Verso il mare e le città umane?»

Izzy Spoon: «Esatto. Devo...ho delle cose da fare laggiù», e abbassò lo sguardo, pensando che quello sarebbe stato solo l'inizio.

Dungeon Master: «E... e... ci vai da solo?» Il nano sembrava sorpreso.

Izzy Spoon: Izzy lo guardò con un mezzo sorriso: «Mi sarebbe piaciuto avere un compagno di viaggio, ma nessuno si è offerto per accompagnarmi fin laggiù...la vostra razza è molto leale e ospitale, ma uno straniero come me rimarrà sempre uno straniero…», aggiunse con una nota di tristezza nella voce.

Dungeon Master: Il nano lo scrutò in silenzio per un lungo momento.
«Non posso averti incontrato per caso. La tua venuta è un segno. Un segno per me, un nuovo inizio. E tu sei così generoso. Ti prego permettimi di venire con te!»

Darin ubriaco
«Deve avermi offeso, ma non ricordo bene, so solo che avevo bevuto
troppo ed ero furioso come mai lo sono stato, anche in battaglia.
Non so come ma un momento era vivo davanti a me ad insultarmi e quello
dopo era al suolo in un lago di sangue col cranio fracassato dal
boccale di pietra da sfoggio con cui mi aveva offerto la birra...»
Izzy Spoon: Izzy rimase molto sorpreso dalla richiesta così improvvisa del nano, tuttavia quello strano nano gli ispirava una strana fiducia, doveva solo capire perché il nano si fidava di lui: «Darin, ti va di ascoltare la mia storia?»

Dungeon Master: Il nano scosse il capo. «Tu non devi spiegarmi nulla. Hai di certo il favore del m... del clan, altrimenti non saresti qui. Sono piuttosto io quello che deve giustificare la sua presenza tra noi due...»

Izzy Spoon: «Allora raccontami la tua storia, se lo desideri», E Izzy si appoggiò con la schiena alla piccola grotta cercando una posizione più comoda.

Dungeon Master: Il nano annuì: «Io ero un forgiatore presso il clan. Desideravo unirmi ad una... donna del mio popolo che però discendeva da una famiglia di scalpellini. Sono andato da suo padre per ottenere il suo consenso. Abbiamo bevuto. Lui evidentemente non aveva capito lo scopo della mia visita, l'ho capito solo riflettendoci, e quando io glielo ho rivelato è come diventato di pietra e non solo mi ha negato il suo consenso, ma ha detto che mai avrebbe accettato nella sua discendenza qualcuno che non fosse maestro nel lavorare la pietra. Deve avermi offeso, ma non ricordo bene, so solo che avevo bevuto troppo ed ero furioso come mai lo sono stato, anche in battaglia. Non so come ma un momento era vivo davanti a me ad insultarmi e quello dopo era al suolo in un lago di sangue col cranio fracassato da dal boccale di pietra da sfoggio con cui mi aveva offerto la birra...»

Izzy Spoon: Izzy ascoltò quelle parole senza fiatare. Quando il nano finì, il ragazzo era un turbinio di emozioni: sorpresa, paura, pietà, disprezzo, poi si ricordò che anche lui era un assassino, anche lui aveva le mani sporche di sangue. «Come ti fa sentire l'averlo ucciso?», chiese Izzy, senza guardarlo, parlando con un tono di voce senza emozione.

Dungeon Master: «Me ne vergogno. Avrei dovuto controllarmi. Spesso ho sognato che non era morto, ma solo ferito e io riuscivo a curarlo... ma erano solo i sogni di un bandito... Ma se sono sopravvissuto per più di tre lune senza avere nulla con me, ci sarà un motivo, Vagno vuole darmi una possibilità di riscatto... e ha mandato te!»

Izzy Spoon: Izzy si stupì di sentire che il nano sognava la sua vittima. Lui non l'aveva mai sognato, quel ragazzo che aveva trafitto per qualche moneta. Si sentiva forse migliore rispetto al nano perché non aveva avuto scelta? Perché aveva avuto un'infanzia tremenda, circondato da fame e morte? Non lo sapeva. Quello che sapeva era che il nano era come lui, vittima degli eventi, in questo caso di un eccesso di rabbia. Anche Izzy era stato accecato dall'ingordigia, dalla fame di denaro, e il suo incidente è stato tragico come quello di Darin, ma una buona azione non ne cancella una cattiva, né la cattiva la buona. Due rinnegati, due esuli, due fuggitivi. Izzy prese la sua decisione: «Anche io ho ucciso in passato, un innocente e non ne vado fiero. Sei la prima persona a cui lo dico perché noi siamo uguali. Forse quello che dici è vero: eravamo destinati ad incontrarci o forse no, ma Darin, dove sto andando non c'è riscatto, quello che ti aspetta se vieni con me saranno intrighi, raggiri, battaglie e morte. Ho un obbiettivo da raggiungere e non mi fermerò davanti a nulla. Se vieni con me avrai freddo, fame, sarai probabilmente braccato e ricercato. Non ti spaventa altro sangue sulle mani?», adesso Izzy lo stava fissando negli occhi con una luce spaventosa.

Dungeon Master: «Ho già avuto freddo e fame. Più di quanto avrei potuto mai immaginare e non ho paura di combattere. A meno che Vagno non abbia qualcosa di diverso per me il riscatto di cui parlo lo otterrò solo morendo in battaglia. Tu hai un obiettivo, questo conta. Io farò di tutto affinché tu lo raggiunga. Ti guarderò le spalle o il fianco finché sarò vivo!»

martedì 19 novembre 2013

Le Avventure di Izzy Spoon - III - Bandito nella Palude Antica - Parte II

Izzy Spoon: Izzy rimase interdetto per un secondo, era più incuriosito dalla cosa che spaventato. In suo incedere lento non lo preoccupava e la sue fattezze lo lasciavano stranito, ma non così tanto. Una creatura della nebbia, un mostro forse, ma non più terrificante di altre cose già viste in passato, anche nella città dove era nato. La nebbia aveva fatto riaffiorare vecchie paure. Evitò facilmente la creatura e proseguì a passo svelto, guardandosi intorno continuamente.

Dungeon Master: Si lasciò alle spalle la strada: aggirando il mostro. Questo però continuava a orientarsi verso di lui in qualche modo anche se non riusciva a tenere il suo passo. Quindi fu costretto ad allontanarsi parecchio dalla strada fino a perderla del tutto di vista.

Izzy Spoon: Non si fermò in cerca della strada, continuò dritto memore della creatura che certamente lo stava ancora inseguendo, lenta, ma inesorabile, affidandosi a qualche senso nascosto: il mostro era cieco.

Dungeon Master: Camminò a lungo, destreggiandosi tra gli scomodi della brughiera, fino a che non arrivò a costeggiare la parete di roccia. Non molto dopo avvistò la ormai familiare sagoma del piede sinistro della statua. La foschia era meno fitta, doveva essere passato mezzodì oramai.

Quando aveva attraversato il corso d'acqua asciutto per metà il
cespuglio parve sradicarsi dal suolo e, come una sorta di bizzarro
quadrupede di fronde e rami delle dimensioni di una pecora, si mosse
veloce verso di lui caracollando sui gambi che ora che erano sradicati
era evidente terminavano con grosse spine simili ad artigli.
Izzy Spoon: Era esausto e urtato per questo continuo avanti e indietro. Adesso sapeva che la strada giusta era a destra. Si portò nel punto da cui era partito in precedenza e imboccò il sentiero corretto.

Dungeon Master: Seguì la strada a lungo nel suo serpeggiare per la brughiera. Ad un certo punto, quando doveva essere ormai metà pomeriggio la strada fiancheggiò delle rovine: pareti e colonne di pietra. Non le attraversò però: tra questa e quelle c'erano una buona ventina di passi di distanza.

Izzy Spoon: Izzy guardò sospettoso le rovine: non gli piacevano proprio. Decise che avrebbe dovuto uscire il più velocemente possibile da quel posto. Si sentiva abbastanza stanco: erano ore che camminava e il mostro gli aveva fatto sprecare ulteriori energie. Decise comunque di tentare il tutto per tutto: non voleva assolutamente passare la notte lì. Si diresse lungo la strada nella maniera più veloce che il suo fisico gli consentiva.

Dungeon Master: Oltrepassò le rovine e proseguì per qualche centinaio di passi, fino a che arrivò ad un vecchio ponte di pietra che superava un dislivello che un tempo doveva essere stato un corso d'acqua. Ora però questo era ridotto ad un rigagnolo e il ponte era in parte crollato. La strada infatti non lo attraversava, ma lo aggirava a sinistra scendendo nel letto asciutto del fiumiciattolo.
Izzy scese nel letto seguendo la strada che diventava una sorta di scala. Mentre lo attraversava però, notò che sotto l'arco abbandonato c'era un grosso cespuglio spinoso che pareva poggiato su quattro solidi gambi lignei. Quando aveva attraversato il corso d'acqua asciutto per metà il cespuglio parve sradicarsi dal suolo e, come una sorta di bizzarro quadrupede di fronde e rami delle dimensioni di una pecora, si mosse veloce verso di lui caracollando sui gambi che ora che erano sradicati era evidente terminavano con grosse spine simili ad artigli.
Izzy cercò di seminare la creatura inerpicandosi il più rapidamente possibile sull'argine, ma non ci riuscì: fu raggiunto a metà del cammino ma riuscì a girarsi per fronteggiare la strana creatura con l'alabarda, e anche da una posizione abbastanza vantaggiosa.

Izzy Spoon: Izzy si girò per tenere lontana la creatura. Era in una posizione precaria, ma vantaggiosa. Un groviglio di arti simili a rampicanti, foglie, tronchi cercava di ghermirlo, ma il ragazzo utilizzò l'alabarda per tenere a distanza il mostro, squarciando ogni protuberanza che riusciva a raggiungere.

Dungeon Master: L'alabarda si dimostrò efficace contro quella specie di animale-pianta, recidendone e schiantandone alcune fronde, ma l'essere non sembrava intenzionato ad arrendersi e si buttò di nuovo all'assalto ciecamente.

Izzy Spoon: Izzy non si distrasse e parò la maggior parte dei colpi della creatura, subendo solo una o due lievi frustate dagli arti. Dopo che il mostro ebbe rallentato il ritmo, Izzy vide la sua occasione: rapidamente porto l'ascia sopra la testa, e la abbassò a velocità sorprendente, tagliando quasi a metà la creatura, ormai esausta, che scivolò giù dalla sporgenza portando con se rami e radici.

Dungeon Master: La cosa vegetale, qualsiasi cosa fosse, ruzzolò fino al centro del letto asciutto dove rimase immobile come una comune pianta sradicata.

Izzy Spoon: Izzy guardò un secondo la pianta che aveva sconfitto, poi colmò gli ultimi metri e risalì il letto del fiume, non senza un po' di fatica. Era molto stanco, prima per la corsa, poi per la battaglia: doveva uscire al più presto da lì.

Rovuomo
Izzy poté così notare che la creatura che aveva
scambiato per un umano o comunque un umanoide era
si dotato di gambe e braccia (queste ultime troppo
lunghe), ma non aveva pelle o vestiti, era come se
fosse una sorta di pianta spinosa di sembianze
umane, troppo umane.
Dungeon Master: Il giovane avventuriero risalì sull'argine e continuò a seguire la strada. Questa si inerpicava su una sorta di collina che affondava il suo fianco sempre più nella montagna: segno che si stava avvicinando al punto in cui la strada lasciava quella valle paludosa per inserirsi nella via della cenere. Ma quando arrivò in vista della china della collina si trovò davanti un gruppo di goblin che pareva aver appena abbattuto un uomo o comunque un umanoide più grosso di loro. Alcuni di essi erano feriti. Ma quando scorsero Izzy, più o meno lui scorse loro, emisero un grido d'allarme e sciamarono verso di lui. Erano in nove, ma solo cinque gli corsero subito incontro. Erano tutti dotati di scudi rotondi delle dimensioni di un grosso piatto e armati con delle spade corte, più dei pugnali che vere spade e con delle accette che un uomo avrebbe usato al più per sfrondare un albero.

Izzy Spoon: I mostri non persero tempo, e nemmeno Izzy. Le bestie gli li lanciarono contro, e il ragazzo squarciò il fianco al primo dalla distanza. Il secondo si avvicinò correndo, senza rallentare, ma Izzy aveva già preso i tempi: roteando l'alabarda in un movimento fluido, la abbatté sul cranio del nemico, fracassandolo. Il terzo invece riuscì a colpire Izzy, ma l'armatura e un rapido colpo d'occhio lo salvarono da danni gravi. Mentre l'ultimo, sopraggiunto in quel momento, venne neutralizzato da Izzy, che parò il colpo con il manico dell'arma per poi finirlo, l'altro colpì ancora Izzy, protetto dall'armatura ancora una volta, mentre il terzo, provando un colpo forse troppo ardito, rivelò le sue intenzioni, permettendo al ragazzo di parare. Quest'ultimo venne poi squarciato da Izzy che, con una mossa repentina, si girò per affrontare l'altro avversario e riuscì a ferirlo grazie alla portata dell'arma. Il mostro si tenne il fianco urlante, mentre un ultimo nemico giunse in soccorso dei suoi compagni, ma venne ancora una volta bloccato da Izzy. Rimanevano ancora tre goblin, di cui uno ferito, e altri due più avanti, presso il corpo. Izzy non sapeva ancora cosa stessero facendo.

Dungeon Master: I due goblin che erano rimasti presso il corpo guardarono il giovane con gli occhi sgranati mentre questo faceva a pezzi sempre più rapidamente i loro compagni. Per Izzy erano avversari ben al di sotto della sua portata e spacciò facilmente il goblin che già aveva ferito e ne schiantò l'altro indifferente al suo patetico tentativo di parata.
L'avventuriero vide cadere improvvisamente anche i due goblin rimasti presso il corpo a distanza di momenti l'uno dall'altro. Un nano si era avvicinato loro in corsa, armato con un'arma di rozza fattura, a metà tra un randello e una accetta e li aveva colpiti brutalmente anche sfruttando la sorpresa. Izzy si ritrovò quindi a fronteggiare un solo goblin, i cui occhi schizzarono fuori dalle orbite nell'immediata necessità di cercare una via di fuga.

Izzy Spoon: Prima che ebbe il tempo di decidere, Izzy lo decapitò con un fendente laterale. Poi alzò lo sguardo su quel massacro: ancora stentava a credere che fosse stato lui. Esausto, guardò il nano, cercando di capire le sue intenzioni, rinfoderò l'arma, mantenendosi a distanza, e attese.

Dungeon Master: Abbattuti i due goblin, il nano appoggiò la punta della sua arma al suolo.
Era un randello su cui erano state inserite a forza due lame di accetta. La fattura era rozza e le lame sembravano molto simili a quelle delle armi goblin che erano state appena usate contro di lui.
L'aspetto del nano era inconsueto, diverso da quelli che Izzy aveva finora incontrato. La differenza che più spiccava era il tatuaggio di un blu intenso che questi aveva in bella mostra sulla fronte. Barba e capelli erano entrambi molto più corti di quelli dei nani che aveva incontrato finora, come se fossero stati tagliati non molto tempo prima. L'abbigliamento poi non era ordinato e di buona fattura: la corazza del nano, se tale la si poteva considerare, era una specie di giustacuore di cuoio su cui erano cuciti rozzamente pezzi di metallo per realizzare una specie di grossolana borchiatura.
Il nano guardò per un momento il corpo, poi ci sputò sopra e lo rovesciò con un calcio, dicendo: «Schifoso Rovuomo.»
Izzy poté così notare che la creatura che aveva scambiato per un umano o comunque un umanoide era si dotato di gambe e braccia (queste ultime troppo lunghe), ma non aveva pelle o vestiti, era come se fosse una sorta di pianta spinosa di sembianze umane, troppo umane.
Il nano lo stava fissando, o meglio guardava qualcosa e Izzy capì che era il barilotto che aveva legato allo zaino.

Darin il Bandito
L'aspetto del nano era inconsueto, diverso da quelli che Izzy aveva finora incontrato. La differenza
che più spiccava era il tatuaggio di un blu intenso che questi aveva in bella mostra sulla fronte.
Izzy Spoon: Izzy slegò lentamente il barilotto, e lo posò a terrà. «Parli la mia lingua?»

Dungeon Master: Il nano annuì. «Vieni dalla miniera?» domandò.

Izzy Spoon: Izzy si allontanò dal barile, e continuò a parlare lentamente, come se fosse ancora convinto che lo strano nano non riuscisse a comprenderlo: «Si. C'è stata una battaglia...i goblin hanno invaso i tunnel... un vero massacro, ma credo che i nani abbiano vinto, o queste paludi adesso brulicherebbero di goblin»

Dungeon Master: «I goblin hanno invaso...» il nano parve ponderare questa cosa con stupore genuino. «Ma i nani hanno vinto...» lo guardò. «Ma queste paludi brulicano comunque di goblin...» gli mostrò i cadaveri per terra.
«Tu quindi sei un nostro alleato... un alleato del clan. Non può essere diversamente. Sei molto gentile a parlare con me allora, dato che non puoi non avere visto che io sono stato bandito...» si tastò la fronte dove aveva il tatuaggio.
«Perciò ti aiuterò, ma dobbiamo muoverci, questo posto non è sicuro, questa palude è infestata dai goblin e da questi...» indicò la specie di umanoide spinato.
«Il mio rifugio è lì...» indicò un punto in alto sul fianco della montagna. Poi cominciò a frugare tra i corpi dei goblin valutandone le armi.

Izzy Spoon: Izzy cercò di riflettere: “Bandito? E' un reietto. Posso fidarmi di lui? Dopo tutto mi ha appena aiutato...che situazione! Non ho altra scelta, mi farò ammazzare stando qui da solo. Se dovesse rivelarsi pericoloso preferisco un nano come avversario a dei mostri.” «Verrò con te. Mi chiamo Izzy.»

domenica 10 novembre 2013

Le Avventure di Izzy Spoon - III - Bandito nella Palude Antica - Parte I

Dungeon Master: Si svegliò quasi di soprassalto, sentendosi intontito ed intorpidito.
Guardandosi intorno vide che era in una caverna poco profonda e da un entrata poco lontana veniva una luce, piuttosto intensa.
Muovendosi notò che per terra vicino a lui c'era il suo zaino e che aveva riposato avvolto in una pelliccia ruvida ma molto calda di un color grigio scuro. Vicino a lui c'era il suo zaino, le sue armi e una cesta di metallo.

Izzy Spoon: Assonnato si mise seduto, non senza una certa fatica. Sentiva un martello nella testa che cercava di uscire facendosi largo attraverso il suo cranio. I casi erano due: o i nani lo avevano avvelenato o aveva preso la sbornia del secolo ed era svenuto. Decise per la seconda. Cercò con lo sguardo qualcuno attorno a lui. La luce lo stava abbagliando.

Dungeon Master: Si guardò meglio intorno ma sembrava non esserci nessuno. E la caverna pareva una normale caverna, nulla a che fare con la squadrata e precisa architettura nanica.

Pan di via nanico
Consuma i pani con moderazione. Sono molto nutrienti una
fetta equivale ad una di carne. Durano molto a lungo.
Izzy Spoon: “Vuoi vedere che mi hanno abbandonato qui, all'uscita, come un cane qualsiasi?! Nani: non li capirò mai.” Presto si rese conto che era effettivamente così. Se erano andati via allora significava che avevano vinto, così aveva detto Daun almeno. Era contento per loro ovviamente, ma il fatto di essere stato scaricato così, per la seconda volta, lo urtava parecchio, Prima Evver, poi Daun: era stato trattato come un sacco di verdure al mercato. Ma non era stato tutto vano: forse non era diventato un membro della comunità dei nani, ma almeno aveva ricevuto preziosi doni, ed era più ricco di qualche moneta. Inoltre aveva trovato dei possibili alleati per il futuro, anche se dubitava che Evver avrebbe approvato il tipo di vita che stava per accingersi a condurre.

Dungeon Master: Mettendo in ordine le sue cose capì subito che il contenuto della cesta di metallo non era tra queste. Dentro vi erano, oltre ad una pergamena arrotolata, due involti contenenti ciascuno una specie di pane rotondo e molto pesante per quello che sembrava, un piccolo pugnale, più un coltello da caccia, ma dalla lama d'acciaio e il manico di una lucente pietra verde, un boccale di peltro lavorato con maestria con delle incisioni raffiguranti nani in armatura che brindano con dei boccali ad una qualche vittoria e. più pesante di tutto. un piccolo barilotto, il cui contenuto era sufficiente a riempire il boccale almeno una decina di volte.
La pergamena non era chiusa ed era vergata con una calligrafia precisa e squadrata in lingua comune: ‘Buon viaggio. Il coltello e la birra sono le scuse di Braug. Consuma i pani con moderazione. Sono molto nutrienti una fetta equivale ad una di carne. Durano molto a lungo. Per trovare la Via della Cenere devi uscire dalla valle verso est. Nella direzione delle dita dei piedi. Sta in guardia, la palude non è sicura’.

Izzy Spoon: Raccolse le sue cose e le mise nello zaino in maniera ordinata. Pulì le sue armi dal sangue rappreso degli orchetti e le controllò accuratamente come gli era stato insegnato. Quando fu pronto si diresse verso quella luce abbagliante, un faro naturale che l'avrebbe condotto fuori dalle tenebre di quella miniera, ormai tomba. Riflettendo meglio, forse avrebbe dovuto ringraziare Daun: era vivo, era ancora vivo. Aveva un obbiettivo: trovare sua madre, l'unica persona che sapeva chi era realmente. Quante altre volte avrebbe dovuto mentire, nascondersi, combattere, uccidere, rischiare tutto? “Tutte le volte che sarà necessario”, si rispose, avanzò e si lasciò avvolgere dalla luce.

Dungeon Master: Lentamente, mentre si sistemava meglio lo zaino in spalla, divenuto un vero macigno dopo avervi assicurato il barilotto, il giovane si avviò verso la luce.
Ne rimase per qualche momento parzialmente accecato anche se questa non era per nulla intensa come gli era parso dopo essere stato per giorni alla modesta luce delle torce.
La grotta sbucava a taglio di una parete rocciosa sulla destra, mentre alla sua sinistra c'era una specie di grande gradone di roccia che però era liscio ed aveva una forma lievemente curva. Girandosi, notò che pareva non esserci traccia dell'accesso alla grotta da cui era appena uscito.
Per il resto era giorno, ma l'ambiente circostante era pervaso d'umidità e c'era una sorta di nebbiolina che non gli permetteva di vedere a più di una ventina di passi di distanza. La vegetazione era scarsa e la terra bagnata e fangosa.

Izzy Spoon: Izzy guardò la parete rocciosa: decisamente troppo per lui, senza gli strumenti adatti, con uno zaino così pesante. Si maledisse per non aver portato una corda. Decise per un'altra strada.
Si avvio verso la parte di roccia, stando attendo al peso dello zaino.

Dungeon Master: Guardandosi intorno, notò che il gradone liscio pareva digradare allontanandosi dal punto in cui lui si trovava. Poteva seguire quello o la parete di roccia o avventurarsi in quella che il nano aveva descritto come una palude.
Cominciò a seguire la parete di roccia e andò avanti per meno di cinquanta passi, prima di trovarsi davanti un altro gradone liscio che sporgeva dalla roccia verso sinistra digradante anch'esso e molto simile a quello che aveva visto poco prima.

La statua era stata scolpita usando un'intera parete di roccia,
raffigurata come se vi fosse seduta sopra. Ma era molto antica
e oramai in rovina. Non ne restavano che le gambe piegate e
traccia delle dita della mano destra posate sulla gamba stessa.
Izzy Spoon: Izzy guardò scoraggiato la parete di roccia. Stessi problemi di prima. A questo punto rimaneva una sola strada: la palude. I nani lo avevano messo in guardia, ma senza una corda non vie era possibilità di riuscire nell'impresa, almeno senza rinunciare al suo zaino, cosa che non era disposto a fare. Rassegnato, si avviò nuovamente verso la nebbia.

Dungeon Master: Avanzò lungo il gradone che si abbassò sempre di più man mano che procedeva, fino ad arrivare all'altezza della sua testa, a quel punto, quasi bruscamente, terminò con una protuberanza semicilindrica che dava l'impressione di essere ben poco naturale.

Izzy Spoon: Izzy vide l'occasione che prima gli era mancata. Si tolse lo zaino dalle spalle e lo appoggiò sulla protuberanza. Poi, usando le braccia, si issò a sua volta.

Dungeon Master: Salì facilmente sul gradone. La superficie della protuberanza era come ricoperta da una specie di lastra di pietra nera, ben diversa da quella di cui era fatto il gradone. Guardandosi intorno Izzy notò che vi erano altre quattro protuberanze più piccole che seguivano quella su cui si trovava, ciascuna sormontata da una lastra di pietra nera.
Guardandone il profilo e il gradone verso la montagna il giovane comprese che si era appena arrampicato sull'alluce di un immenso piede di pietra.

Izzy Spoon: Izzy si guardò attorno meravigliato dall'immensità della statua. Non aveva mai visto nulla del genere. E adesso? Cosa poteva fare? Il primo pensiero fu quello di provare ad arrampicarsi fino in cima. Si rese poi conto di quanto la cosa fosse irrealizzabile. Allora cominciò a guardarsi attorno, cercando una possibile via alternativa per aggirare la palude.

Dungeon Master: La statua era stata scolpita usando un'intera parete di roccia, raffigurata come se vi fosse seduta sopra. Ma era molto antica e oramai in rovina. Non ne restavano che le gambe piegate e traccia delle dita della mano destra posate sulla gamba stessa.
Da sopra al piede gigante aveva una visione migliore e il suo sguardo riusciva a spaziare per circa un centinaio di passi entro la palude.
La parete di roccia proseguiva sia alla sua destra che alla sinistra dell'altro piede, ma restava invalicabile per quel che poteva vedere.
La palude però non era quell'acquitrino che si era immaginato, ma una specie di brughiera nebbiosa, non diversa da quelle dell'entroterra del suo paese, che aveva attraversato nei primi e precipitosi giorni di fuga. In lontananza, quasi al margine della sua visuale, scorgeva a tratti una specie di linea grigia, forse una successione di pietre, che pareva correre parallela alla parete rocciosa.

Izzy Spoon: Izzy, vedendo quel paesaggio meno minaccioso di quanto si era aspettato, si rincuorò un po'. Dal momento che da quella posizione non poteva proseguire, decise che sarebbe passato per la brughiera, il più in fretta possibile, evitando problemi. Tornò dalla direzione da cui era venuto, scendendo di nuovo lungo la protuberanza che aveva poi scoperto essere un dito.

Dungeon Master: Il giovane si allontanò dalla parete e dalla statua ciclopica inoltrandosi nella brughiera. L'umidità era percettibile ma notò l'assenza di acqua stagnante in quella zona, c'erano si alcuni arbusti, ma per lo più il terreno era spoglio. Si era allontanato di circa un centinaio di passi dal piede della statua quando incontrò la linea grigia che aveva avvistato. Ma non si trattava di un muro o qualcosa del genere, quanto di una pavimentazione rialzata, le cui pietre levigate parevano essere lì da sempre e erano circondate da erbacce e muschio che però non erano ancora riusciti a intaccarne del tutto la compattezza. La strada, se così ci si poteva azzardare a chiamarla, correva, per quanto Izzy potesse arrivare a vedere in quella foschia, parallela alla statua per poi curvare bruscamente verso sinistra, mentre pareva continuare dritta nell'altra direzione.

Izzy Spoon: Izzy si guardò attorno: cominciò a cercare un'indicazione, un cartello rotto, qualche segno sulla roccia, qualsiasi cosa che gli impedisse di scegliere la strada a caso.

Dungeon Master: Scrutò a lungo e con attenzione la strada e le sue immediate vicinanze, ma non trovò nulla che potesse aiutarlo. D'altronde non si trovava ad un incrocio quindi era improbabile trovare un qualche genere di segnali che indicassero la via.

Izzy Spoon: Izzy non sapeva proprio che pesci prendere. E non gli veniva in mente nulla che potesse aiutarlo in quel momento. A malincuore decise di tirare a sorte per scegliere la strada da seguire: l'ultima opzione, la più disperata.

Bloedzuiger
Izzy comprese che era umanoide solo molto vagamente,
ma si trattava più di una mostruosità: una specie di
verme dalla bocca dentuta ma dotato di un torso con
due braccia, più simili a tentacoli però che
terminavano ciascuno in un enorme artiglio puntuto.
Le gambe poi non erano che altrettanti tentacoli su
cui la creatura si trascinava lenta, ma
apparentemente inesorabile.
Dungeon Master: La sorte che uscì dal lancio della moneta fu quella di scegliere la via che proseguiva diritta, e così fece.
Camminò per un bel po', seguendo la vecchia strada lastricata mentre questa si allontanava dalla parete di roccia, fino la lasciarla lentamente scomparire nella foschia che sembrava opprimere quella zona.
Ad un certo punto intravide a sinistra una sagoma umanoide che avanzava lenta nella foschia, inequivocabilmente diretta verso di lui.

Izzy Spoon: Izzy intravide l'ombra e gli si raggelò il sangue nelle vene. Accelerò il passo poi cominciò a correre dritto, sempre più veloce. Sentiva gli oggetti nello zaino che sbattevano e cozzavano.

Dungeon Master: Una persona meno abile di Izzy avrebbe probabilmente inciampato dopo pochi passi nel correre su quella pavimentazione sconnessa e muscosa, ma il giovane riuscì a percorrere di corsa un bel tratto e, dopo un po', si trovò senza fiato, ma la figura che aveva cercato di avvicinarglisi sembrava essere stata seminata.

Izzy Spoon: Izzy era esausto. Si concesse qualche secondo, poi si guardò intorno.

Dungeon Master: Non c'era granché da vedere, l'unico riferimento visibile erano le pietre della strada: a destra e a sinistra vi era solo qualche sprazzo di vegetazione e qualche pozza di fango. Preso fiato notò che davanti a sé la foschia era lievemente più scura, forse non era lontano dalla parete della montagna.

Izzy Spoon: Izzy capì di aver preso la strada sbagliata. L'unica cosa da fare era girarsi e tornare da dov'era venuto. Sperò di non incontrare di nuovo l'ombra e si diresse a passo svelto nella direzione opposta.

Dungeon Master: Tornò indietro guardingo, ma non fu fortunato: la creatura in qualche modo aveva continuato a seguirlo e stavolta la foschia non ne velò i tratti. Izzy comprese che era umanoide solo molto vagamente, ma si trattava più di una mostruosità: una specie di verme dalla bocca dentuta ma dotato di un torso con due braccia, più simili a tentacoli però che terminavano ciascuno in un enorme artiglio puntuto. Le gambe poi non erano che altrettanti tentacoli su cui la creatura si trascinava lenta, ma apparentemente inesorabile.
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