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giovedì 21 giugno 2012

Almarada - Il Ponte degli Assassini

ALMARADA(d6+4/2o1*/35/po0)

STATISTICHE
Danno fisso: d6
Danno variabile: +4
Tempo di Attacco: 2 o 1*
Soglia critica: 35 (ma vedi la descrizione)
Portata offensiva: 0 passi
A due mani: no
Abilità minima: 10
Peso: 1 libbra

DESCRIZIONE
Sentii i muscoli contrarsi per l'odore familiare del pericolo, e aprii istintivamente la cappa quanto bastava per toccare il manico d'osso del mio pugnale, un almarada a sezione triangolare di quelle detta anche smagliatori, senza bordi ma con la punta aguzza come un ago, larga un palmo, in grado di perforare un corpetto di cuoio o una cotta a maglie non troppo fitte, se vibravi un colpo deciso.
Tratto da Il Ponte degli Assassini, pagg.122-123

L'almarada è un coltello da taglio di origine spagnola utilizzata a cavallo tra il 1600 - 1700, in genere di acciaio, con manico in legno e uno punta molto acuta di sezione triangolare priva di bordo. La caratteristica che la contraddistingue è la capacità di produrre una ferita di punta poco dolorosa e con una lievissima emorragia esterna, ma che può provocare gravissimi danni interni che portano rapidamente alla morte. È noto anche come "chupasangre" o "succhiasangue". (citazione della Wikipedia per la voce omonima.)
Questo coltello è usato per colpire solo di punta e infligge critici di questa tipologia. Grazie alla sua notevole capacità di penetrazione se il plus di successo è pari a 5 o superiore qualsiasi armatura diversa da quelle a bande, lamelle e piastre forniscono come protezione solo il valore di protezione fissa.
Inoltre se il coltello infligge un colpo critico al corpo (torace, addome, inguine) la gravità dello stesso è maggiorata di 25, ma se il critico è inflitto altrove è ridotta di 15.
(*)Una persona la cui somma dei punteggi di RIflessi e ABilità superi 50 può usare quest'arma con un tempo di attacco di 1, a patto che il suo punteggio di RIflessi sia almeno 22.

giovedì 7 giugno 2012

Cotta Undicimila - Il Ponte degli Assassini

COTTA UNDICIMILA(60+11MAX126/17+3MAX36)

STATISTICHE
Protezione fissa: 17
Protezione variabile: +3
Protezione massima: 36
Protezione come armatura: 60+11MAX126/17+3MAX36
Locazioni protette: torace, addome, sterno, inguine, collo
Forza minima: 14
Peso: 19 libbre

DESCRIZIONE
Non indossava il suo vecchio corpetto di pelle di bufalo -l'indumento, troppo militare, avrebbe attirato l'attenzione- ma notai che, nascosta dal giubbetto che si stava allacciando proprio in quel momento, portava una fine cotta di maglia d'acciaio, di quelle che chiamiamo "le undicimila"*, piuttosto pesante e scomoda -soprattutto d'estate, però non era questo il caso- ma adatta a riparare il torso da inopportune coltellate tirate sia frontalmente che da dietro. Mi meravigliai a tal punto per le precauzioni adottate dal mio vecchio padrone, che rimasi immobile contro la parete, guardandolo a bocca aperta e con un brivido di insicurezza lungo la spina dorsale.
* Allusione alle undicimila vergini martiri, per esprimere la loro forza nel non cedere sotto i colpi di spada.
Tratto da Il Ponte degli Assassini, pag.119

Trattasi di una cotta di maglia d'acciaio leggera ma resistente che può essere indossata sotto un giubbetto (che può essere usato come ulteriore protezione) e che fornisce una buona protezione al torso.

sabato 26 maggio 2012

Il Ponte degli Assassini di Arturo Pérez-Reverte - Libri Fantasy n.9

DETTAGLI
Titolo: Il ponte degli Assassini
Titolo originale: El puente de los Asesinos
Autore: Arturo Pérez-Reverte
Anno: 2011
Editore: Marco Tropea

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SECONDA DI COPERTINA
La Napoli barocca del 1627, principale baluardo del re Filippo IV nel Mediterraneo, è un vero e proprio paradiso degli spagnoli: di stanza in Italia, il capitano Alatriste e il giovane Íñigo Balboa ne godono delizie e piaceri, ritemprando la salute e lo spirito. Ma un misterioso funzionario vestito di nero si presenta al capitano con una convocazione ufficiale, che non preannuncia nulla di buono. Sarà il poeta Francisco de Quevedo a illustrare al disilluso soldato la sua nuova missione, così rischiosa e difficile da apparire quasi un suicidio annunciato. Dopo alcuni abboccamenti a Roma e a Milano, un pugno di uomini dovrà raggiungere Venezia e assassinare il doge Giovanni Corner durante la messa di Natale, imponendo con la forza un nuovo governo, favorevole alla corona spagnola.
Dalla parte di Alatriste, oltre ai compagni di sempre – il veterano Sebastián Copons e il pericoloso moro Gurriato – ci sarà altra gente di spada e di silenzio: soldati in grado di affrontare le imprese più rischiose e di tenere la bocca chiusa anche sul cavalletto di tortura; una cortigiana bellissima e spietata, che sa di uomini e di mondo e che lo conquisterà con le sue grazie; e un compagno d’avventura del tutto inaspettato (e sgradito): il vecchio nemico Gualterio Malatesta, lo spietato assassino siciliano, con il quale il capitano dovrà stipulare una tregua (ovviamente temporanea) per scampare alle ombre della città lagunare.

DESCRIZIONE
Tornati a Napoli dopo la battaglia navale coi turchi alle Bocche di Iskendur, che per poco non era costata loro la vita, il capitano Alatriste e il suo ex-saccardo e figlioccio Íñigo cercano di sbarcare il lunario con un altro insoddisfacente imbarco, ma quando approdano nuovamente a Napoli trovano ad aspettarli un uomo in nero che condurrà il capitano a Piedigrotta dove, col tramite di un Don Francisco De Quevedo all'apice della sua notorietà, sarà coinvolto in un complotto ben remunerato, ordito dal Conte-Duca di Olivares, alle spese della Serenissima Repubblica di Venezia.
Quindi, dopo aver reclutato alcuni compagni capaci che lo affianchino nell'incamiciata volta ad assassinare il corrotto doge Cornero e farne eleggere uno più favorevole agli spagnoli, Alatriste, Íñigo e Quevedo si metteranno in viaggio attraversando buona parte dell Italia del 1600.
Faranno tappa prima a Roma e poi a Milano dove in diversi incontri sempre più dettagli del complotto saranno svelati. Alcuni di questi si riveleranno davvero inquietanti e imprevisti, facendo rispuntare fuori una vecchia e sgradita compagnia del capitano: nera, siciliana e fischiettante.
Ma se Íñigo si troverà a riflettere della pochezza della sua Madrid rispetto alle millenarie grandezze della città eterna ben altri sentimenti coverà per Venezia dove l'atmosfera opprimente e cospiratrice ben si sposa con gli ingannevoli piaceri di cui la città pare essere prodiga.
Nella città del mare Alatriste non avrà vita facile: sarà messo in mezzo a mercenari avidi e traditori, irascibili preti fanatici e inquisitivi agenti della Serenissima che rischieranno a più riprese di far saltare il complotto.

PRO
  • Nel viaggio di Alatriste e Íñigo l'autore dipinge in modo sapiente e vivido le maggiori città italiane del tempo: oltre Napoli, che era già stata presentato nel precedente Corsari di Levante, anche Roma, Milano e chiaramente soprattutto Venezia fanno meravigliosamente da sfondo alle passeggiate esplorative, alle missioni furtive e agli agguati di cui sono protagonisti o vittime il capitano e il giovane Bilboa.
    Bell'Italia, anche nel 1600: + 10
  • Perez-Reverte è Íñigo e quando serve Alatriste: la sua narrazione rende così bene e credibilmente i molti pensieri e le poche parole dei protagonisti, facendoli persone più che personaggi.
    Alatriste e Íñigo sono vivi: + 8
  • I personaggi di contorno sono molto curati: ciascuno ha un modo di fare, di agire e di porsi che si confà pienamente al suo ruolo nella società e alla posizione che questo riveste nei confronti dei protagonisti.
    Anche i personaggi secondari sono vivi e realistici: + 7
  • I protagonisti sono ingranaggi di un meccanismo più grande: l'autore riesce a farlo capire senza nuocere alla storia.
    I protagonisti non sono al centro del mondo ma solo della storia: + 3

CONTRO
  • Questo è il settimo romanzo della serie e l'autore si sofferma raramente a chiarire chi siano i personaggi ricorrenti e ciò può confondere un lettore che non abbia memoria o conoscenza dei volumi precedenti.
    Cominciare la serie da qui è sconsigliato: - 3
  • Il narratore talvolta sente la necessità di rivelare eventi futuri legati ai personaggi tanto principali (quindi egli stesso e Alatriste) quanto a quelli secondari (come Lopito De Vega). Questo toglie suspance alla storia e specialmente a scontri e duelli in quanto il lettore è consapevole che il protagonista non rischia effettivamente la vita.
    Didascalie e spoilerosi eventi spesso mortuari: - 5
  • Poca azione, abbastanza intrigo ma troppe confidenze tra nemici: personalmente ho trovato davvero troppe le occasioni in cui Malatesta si trova a dilungarsi in dialoghi coi protagonisti.
    Cattivo troppo loquace e poco mordace: - 3

PUNTEGGIO FINALE: + 17
Il ponte degli Assassini è un altro solido mattone della serie delle Avventure del Capitano Alatriste, con un acquerello straordinario e d'atmosfera delle città italiane del tempo.
La trama è ordita in modo davvero eccellente e dispiace solo un po' l'eccesso di intrigo e la sensazione di mancanza di protagonismo nella trama ordita (da altri) che i protagonisti sembrano avere.
Se il ruolo insolito di Malatesta può essere quel sale in più che arricchisce una minestra già ottima di suo la volontà di riproporlo in una gran quantità di incontri e dialoghi, spesso un po' ripetitivi, allunga troppo il brodo della sua presenza.
Sull'ambientazione c'è poco da aggiungere oltre quanto ho detto inizialmente: i protagonisti viaggiano, mangiano, dormono, vivono e amano nel loro mondo seiscentesco beneficiando (o soffrendo) tutto ciò che il loro tempo poteva offrire.
Non mi dilungo oltre anche perché esiste già un gioco di ruolo ispirato alle avventure del Capitano Alatriste, anche se, che io sappia, è disponibile solo in lingua spagnola.

SPUNTI CHE SARANNO CERTAMENTE TRATTATI
Professioni: Bandito di Strada, Donna Pubblica, Gondoliere, Contrabbandiere
Oggetti: Almarada, Puffer, Smagliatore, Schioppo, Undicimila
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